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“Mi ha scaraventata per terra e è andato via”, moglie contro il marito pentito di mafia

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Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle (Immagine di repertorio)

Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle (Immagine di repertorio)

Viterbo – (sil.co.) – Testimonianza del figlio e sentenza. Dovrebbe concludersi nei prossimi giorni, a tempo di record, il processo con giudizio immediato al pentito di mafia che viveva con la moglie a Viterbo sotto protezione, quando è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia, in seguito alla denuncia della donna dopo una caduta dal marciapiedi in via della Cava in seguito alla quale è stata portata a Belcolle in ambulanza.

“Io e mio marito stavamo litigando, quando lui mi ha scaraventata per terra con una spinta, poi è andato via e mi ha lasciata sola”, avrebbe detto ai soccorritori la parte offesa.

Era ila mattina del 6 ottobre 2021. A chiamare il 118 sarebbero stati alcuni commercianti della via, dopo che il marito si era allontanato, lasciandola a terra con una caviglia rotta. In ospedale la moglie avrebbe raccontato di anni di vessazioni e angherie da parte del marito, arrestato a distanza di qualche mese. 

In tribunale la presunta vittima si è presentata coi lobi delle orecchie tagliati, alla prima udienza del processo, spiegando che era stato il marito a ridurla così, strappandole con violenza un paio di orecchini che aveva addosso. L’uomo, difeso dall’avvocato Virgilio Menichelli e sentito lo scorso 2 marzo davanti al giudice Ilaria Anghilleri, ha negato, sostenendo che erano state le cognate, quando ancora vivevano in Sicilia e lui era detenuto.

“Il giorno che è caduta per strada, ha fatto tutto da sola, perché pioveva a il marciapiedi era scivoloso. Non sono andato via, mi sono solo allontanato per andare in farmacia”, ha raccontato l’imputato, a proposito dell’episodio del 6 ottobre di due anni fa, negando tutto il resto. 

“Mai botte, solo parole dette con la bocca”, ha insistito. A proposito di “parole dette con la bocca”, secondo l’accusa l’avrebbe umiliata dicendole “fai schifo, sei grassa, sei senza denti, mi fai vomitare”.

Negando di averla mai picchiata, si è difeso dicendo che moglie non sarebbe del tutto in sé a causa di un incidente, non meglio specificato, in seguito al quale avrebbe ricevuto una gran botta in testa. Motivo per cui, prima della discussione, il giudice ha disposto di sentire anche il figlio della coppia.


– Scaraventa la moglie per strada, pentito di mafia alla sbarra per maltrattamenti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
 
 


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