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Omicidio Bramucci, resta il mistero dell’arma del delitto usata dal commando killer

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Le auto del commando armato - Nel riquadro: Salvatore Bramucci

Le auto del commando armato – Nel riquadro: Salvatore Bramucci


Soriano nel Cimino – Omicidio di Salvatore Bramucci, resta il mistero dell’arma del delitto, usata dal commando killer per uccidere la vittima a bruciapelo e mai ritrovata. Cinque gli indagati, tra cui la cognata, in carcere da sei mesi. Ancora ignoti l’esito di autopsia e test del Dna. 

Nel frattempo, a distanza di otto mesi dall’agguato mortale del 7 agosto 2022, e dopo l’arresto di due presunti sicari a settembre e della cognata a ottobre, c’è attesa per la chiusura delle indagini che nell’immediatezza hanno coinvolto anche altri due soggetti, il compagno della cognata della vittima e un pregiudicato dell’hinterland capitolino come i due presunti killer.

È l’ultimo omicidio commesso nel Viterbese. Un delitto che ha scosso la Tuscia nel cuore di una delle estati più calde di sempre, facendo pensare a una esecuzione di stampo mafioso o comunque da inquadrare nell’alveo della criminalità organizzata. 

L’omicidio sarebbe invece stato architettato per soldi e maturato nella cerchia familiare. Il cadavere di Bramucci fu sottoposto ad autopsia, i cui risultati al momento non sarebbero ancora stati resi noti così come l’esito del test del Dna cui è stato sottoposto almeno uno degli indagati. Sulla scena del crimine, come si ricorderà, fu repertato un mozzicone di sigaretta. Non sarebbe invece mai stata ritrovata l’arma usata per il delitto. 

Per chiudere il cerchio mancherebbe sempre il mandante. Intanto in cinque sono indagati per omicidio premeditato in concorso. Tra loro spicca per l’appunto la cognata della vittima, Sabrina Bacchio, finita a in carcere sei mesi fa con l’accusa di avere pianificato l’agguato mortale, lo scorso 22 ottobre, un mese dopo i presunti sicari, venuti apposta da Roma per uccidere secondo l’accusa, ovvero Lucio La Pietra e Antonio Bacci, detenuti a Mammagialla dal 13 settembre.

Erano le 8,20 di domenica mattina, lo scorso 7 agosto, quando Bramucci, come si ricorderà, è stato attinto da cinque dei sei colpi di pistola sparati a bruciapelo dai killer, giunti a bordo di una Smart bianca a noleggio e di una Giuletta grigia rubata, che avrebbero bloccato la sua vettura a pochi passi da casa, mentre stava andando a buttare, come faceva tutte le mattine, gli escrementi dei cani.


Omicidio Bramucci - Il foro del colpo di pistola

Omicidio Bramucci – Il foro di uno dei colpi di pistola


Economico il presunto movente che avrebbe armato il commando. Agli arresti domiciliari in seguito a una condanna per estorsione e usura che avrebbe finito di scontare a settembre 2022, Bramucci avrebbe avuto in animo, secondo quanto riferito nell’immediatezza dalla moglie Elisabetta Bacchio, di trasferirsi a Tenerife con la figlia avuta da un precedente matrimonio. 

Bramucci nel frattempo pare avesse accumulato un tesoretto in contanti e orologi preziosi, per decine di migliaia di euro, ai quali avrebbe aggiunto o voluto aggiungere un’ulteriore somma attorno ai 50mila euro, che gli sarebbero stati dovuti da persone cui aveva effettuato prestiti, le cui iniziali, assieme alle singole cifre, avrebbe appuntato su un’agendina rossa trovata nascosta dopo la sua morte dalla moglie, subito collaborativa con gli inquirenti, in un mobile della sala.

Il 9 gennaio 2020, quando fu arrestato assieme a un agente penitenziario per usura e estorsione, per cui al momento dell’omicidio stava finendo di scontare una condanna a tre anni e 4 mesi, la polizia sequestrò all’interno di una cassaforte nella sua abitazione la somma di diecimila euro in contanti e una sfilza di costosi orologi di grandi marche – sei Rolex, un Cartier e un orologio Bulgari – che, secondo gli inquirenti, potevano essere frutto di attività illecite.

Gli orologi preziosi gli sono poi stati tutti restituiti. Non i diecimila euro in contanti per riavere i quali Bramucci è ricorso anche in cassazione. La somma di denaro consisteva in quattro mazzette di banconote avvolte in cellophane trasparente con elastici, contenenti 2500 euro ciascuna. In base a quanto emerso, dopo la sua morte, soldi e gioielli sarebbero stati cercati sia dai familiari che dagli investigatori senza successo.

Oltre ai due presunti sicari e alla cognata del 56enne, sono indagate a piede libero altre due persone: il compagno della donna, Costantin Dan Pomirleanu e il pluripregiudicato romano Alessio Pizzuti. Uno di loro potrebbe essere l’uomo che era alla guida della Giulietta, ripresa durante il viaggio dalle telecamere, dietro la Smart, i cui passeggeri, secondo le indagini sarebbero stati Bacci e La Pietra. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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