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“Regione, chi grida al debito vuole di nuovo commissariare la sanità…”

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Roma – “Chi grida al debito sulla sanità regionale forse vuole tornare al commissariamento. Questo oltre ad essere un danno per i cittadini, che si ritroverebbero ad affrontare altri sacrifici e restrizioni, tecnicamente sarebbe quasi improponibile”. A lanciare l’allarme è il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd), con un messaggio rivolto al neopresidente del Lazio Francesco Rocca che nei giorni scorsi, tirando in ballo la Corte dei conti, aveva detto che la sanità regionale versa in una “situazione drammatica” con 22 miliardi di debito sul groppone.

Tuttavia per il consigliere Panunzi non è proprio così, e prova a spiegarlo, calcoli alla mano.


Enrico Panunzi

Il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd)


“Per l’anno 2022 – dice Panunzi – il debito della sanità ammonta a circa 216 milioni di euro. In realtà non si tratta di un debito. Basti pensare ai costi sostenuti per il Covid nel 2022 dalla regione Lazio. Per l’esattezza 451.935.369 di euro che, come appare del tutto evidente, se rimborsati dal governo, come ormai tutte le regioni chiedono a gran voce, saremmo in presenza di un avanzo di circa 236 milioni di euro”.

Non solo, ma mancherebbero ancora “5,2 miliardi per le spese sostenute per il Covid fino al 2021 non coperte dallo Stato”. C’è poi da considerare l’inflazione, “che per il 2023 è prevista al 7% e infine il cosiddetto pay back, ovvero lo sforamento di spesa per i dispositivi medici, cose che vanno dalle garze alle tac, alle risonanze, che sarebbe a carico delle imprese, che tuttavia non vogliono pagare. Sono altri 2,2 miliardi per il periodo 2015-2018 – aggiunge il consigliere regionale del Pd – più un altro miliardo e 800 milioni stimati per gli anni successivi, somme a carico delle aziende che se, come si percepisce, il governo gli verrà incontro mitigando l’impatto del pay back sui loro bilanci, questo sconto non potrà che gravare sulle casse regionali, per le quali ci si attende un rimborso parziale che andrà a diminuire il debito corrente del 2022.

Il timore di Panunzi, come detto, è che chi “grida al debito” voglia di nuovo arrivare al commissariamento. Commissariamento che poggia su due pilastri. “Il primo è il debito corrente al 5% del fondo nazionale sulla sanità. Nel Lazio dovremmo raggiungere circa 620 milioni, ben al di sopra dei 400 milioni rispetto ai dati ufficiali di bilancio. Il secondo è invece l’inadempienza rispetto al Lea (Livelli essenziali di assistenza) certificati dal ministero della salute. Anche in questo caso siamo tra le sette regioni adempienti con un livello di 225 punti. Molti di più rispetto ai 150 ereditati nel 2013. Alla luce di quanto detto, il commissariamento sarebbe una forzatura normativa e istituzionale che andrebbe a gravare sui cittadini del Lazio”.


Consiglio regionale

Il Consiglio regionale


Panunzi analizza poi il debito consolidato. “Anche in questo caso si è parlato di una somma di circa 22 miliardi. Una cifra superiore di circa 10 miliardi rispetto a 10 anni fa. Ciononostante, la verità è abbastanza semplice da spiegare. Nel 2013, si è proceduto a regolarizzare contabilmente le varie esposizioni debitorie accertate e quindi a trovare idonea copertura contabile. Si è provveduto quindi a pagare imprese, comuni e in generale enti locali e associazioni destinatari di pregressi finanziamenti non coperti in bilancio, così come a ricapitalizzare società regionali come Cotral, Arsial, Astral. Dopodiché è stato onorato il pagamento di debiti da contratto nei confronti di Fsi e le strutture sanitarie accreditate dal sistema sanitario regionale. Inoltre abbiamo fatto fronte ai debiti di Sanim, società che aveva acquistato gli ospedali nel 2000, pagando qualche miliardo con le banche, soprattutto tedesche”. 

“Le due principali determinanti dell’attuale esposizione finanziaria della regione Lazio – sottolinea Panunzi – sono dunque le anticipazioni di liquidità ricevute al ministro dell’economia e finanze per il ripianamento dei debiti sanitari accumulati negli anni pregressi e che ammontavano inizialmente a 5,3 miliardi di euro. A queste si aggiungono le anticipazioni di liquidità ricevute a partire dal 2014 per il pagamento dei debiti commerciali scaduti e che oggi ammontano a circa 9,3 miliardi di euro di debito residuo”.

Il consigliere regionale passa poi a spiegare quello che è stato fatto dalla regione governata dalla giunta di Nicola Zingaretti. “A partire dal 2013, abbiamo messo in atto tutta una serie di azioni di efficientamento e semplificazione del debito finanziario, che hanno portato a una forte riduzione della rata annuale di ammortamento del debito, per interessi e capitale. Inoltre, sempre nel 2013 era presente un debito corrente di 13 miliardi pregressi  nei confronti  delle  imprese, delle amministrazioni locali e delle famiglie, che è stato completamente onorato ricorrendo alle anticipazioni di liquidità concessa dal governo alla regione”.


Viterbo - Francesco Rocca

Il presidente della regione Lazio Francesco Rocca


“La regione, quindi, ha contratto un debito esclusivamente nei confronti del ministero dell’economia, del quale paga rate di ammortamento annuali trasformando così un debito in ricchezza per il territorio ed evitando il default. In sintesi il divario tra il 2013 ed il 2022 è il risultato di ristrutturazione del debito e formale apertura dello stesso nei documenti contabili”.

“Pertanto – continua Panunzi – lo stato di salute del bilancio 2023-2025 è positivo. Basta infatti leggere la nota integrativa dalla quale emerge un surplus di parte corrente, pari a più di 758 milioni di cui 332 per il 202e. Destinati tutti alla copertura degli investimenti previsti”. 

Daniele Camilli


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