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Il regista di santa Rosa, Luigi Avella: “Gisella Cardia è il demonio, le ho dato 123mila euro”

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Trevignano – (sil.co.) – “Gisella Cardia è il demonio, le ho dato 123mila euro”, dice il pentito della Madonna di Trevignano che, tra giugno e settembre 2020, avrebbe donato 123mila euro a Gisella Cardia, la sedicente veggente di Trevignano.

Si tratta di Luigi Avella, 71 anni, regista del lungometraggio “Rosa da Viterbo” – in tutto oltre 400 attori e figuranti – laureato in giurisprudenza alla Lumsa nonchè in teologia presso la Pontificia Università Lateranense, ex funzionario del ministero dell’economia. Nel 2017 ha girato il film su Santa Rosa. Nel 2018 è entrato in contatto con la veggente.

Madonna di Trevignano - Luigi Avella e Gisella Cardia

Madonna di Trevignano – Luigi Avella e Gisella Cardia


Nato a Corigliano Calabro nel 1952, ha girato molti documentari religiosi, ed oltre ad aver sostenuto le spese per l’acquisto della statua donata all’associazione Santa Rosa da Viterbo, ha sostenuto anche quelle per acquistare la grande Madonna che si trova nel campo delle presunte apparizioni. 

“Nel 2020 uscivo da un periodo difficile, mia moglie, che è un medico, a causa di un incidente stradale ha avuto problemi alla schiena. Dopo che ha ripreso a camminare bene ho voluto ringraziare la onlus”, afferma Avella.

Madonna di Trevignano

Madonna di Trevignano


“Ho dato 123mila euro per la Madonna di Trevignano, 30 mila al marito della veggente e il resto alla onlus. L’ho fatto di mia spontanea volontà, credevo nelle apparizioni e nei messaggi della Madonna. Se si scoprirà che è tutto falso, li chiederò indietro”, sottolinea il regista.

“Sono stato contattato dall’investigatore privato Cacciotti che mi ha chiesto di firmare la denuncia. Mi sono rifiutato, ma ho saputo che il mio nome è stato inserito lo stesso”, spiega.

Luigi Avella

Luigi Avella


“Non mi hanno chiesto nulla.- prosegue – di mia spontanea iniziativa nel 2020 ho regalato una grande statua della Madonna e ho donato in tutto 123 mila euro tutto con bonifici per fare degli acquisti: le panche, la recinzione, una macchina e tante altre cose”.

“Non riuscivo a capire – ammette – come si sarebbero potuti fare dei lavori in una zona con vincolo paesaggistico”.

E ancora: “Ci diceva che sarebbero arrivate guerre e carestie”.

“Ho consegnato un dossier al vescovo Romano Rossi, che però non mi ha mai risposto”, rivela Avella.


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