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Viterbo – “Riaprite le indagini sulla morte di Attilio Manca”. Con una denuncia circostanziata presentata alla procura di Roma, la famiglia del giovane urologo siciliano trovato morto in casa a Viterbo nel febbraio del 2004 ha ufficializzato la richiesta di riapertura del fascicolo sulla sua morte. A renderlo noto l’Agi.
Stando a quanto riferisce l’agenzia stampa, la denuncia, redatta dall’avvocato Fabio Repici si basa sulle risultanze della relazione della precedente Commissione parlamentare antimafia sia su ulteriori elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini difensive svolte negli ultimi anni.
Per la commissione, la morte di Attilio Manca, trovato senza vita nella sua casa della Grotticella a Viterbo la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004, è stato un omicidio, legato alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto e alla latitanza di Bernardo Provenzano.
La denuncia è stata indirizzata, oltre che alla procura distrettuale antimafia di Roma, anche alla procura nazionale antimafia, per il necessario coordinamento di indagine con le procure di Messina e di Palermo, che hanno trattato in anni recenti procedimenti su personaggi e delitti collegati all’omicidio dell’urologo.
“Ci sono voluti 19 lunghi anni perché finalmente la commissione parlamentare antimafia sancisse che quello di Attilio è stato un omicidio. Eppure la verità era sotto gli occhi di tutti, bastava solo volerla vedere” commenta la madre Angela ad Agi. “Adesso che si è stabilito che quello di Attilio è stato un omicidio, sono fiduciosa che la procura di Roma farà degli accertamenti serie approfonditi per arrivare alla verità anche in sede giudiziaria”.
Poi un ringraziamento a chi è rimasto loro accanto. “Ci teniamo a ringraziare pubblicamente il nostro legale, Fabio Repici, per l’immane lavoro svolto, con meticolosità e con tenacia, non trascurando neanche i più piccoli particolari. Con l’apertura di un processo noi genitori potremo avere un po’ di serenità e almeno morire – conclude Angela Manca -, con la speranza che gli assassini e soprattutto i mandanti vengano consegnati alla giustizia”.

