Caprarola – (sil.co.) – Sarebbe avvenuta lo scorso 8 febbraio nei pressi della chiesetta del Barco, in una zona isolata a Caprarola, la sanguinosa spedizione punitiva in stile Gomorra per cui due albanesi sono finiti in manette all’alba di martedì, mentre un terzo connazionale è indagato a piede libero.
I primi due sono stati anche arrestati in flagranza per mezzo chilo di hashish trovato nella loro abitazione. Oggi convalida e interrogatorio di garanzia davanti al gip Giacomo Autizi. Alla parte offesa, per cui la prognosi è arrivata a 60 giorni, avrebbero rotto perfino le dita delle mani.
Vittima, per un presunto debito che sarebbe stato inferiore ai cento euro, un nigeriano che avrebbe accettato di incontrare gli aggressori alla piccola chiesa sul ciglio della strada, vicino al Casino di Caccia del Barco fatto costruire dai Farnese, ricevendo invece del denaro una scarica di botte.
A completamento dell’azione criminale, i tre avrebbero quindi distrutto a sprangate l’auto della vittima, mentre il nigeriano, abbandonato a terra, avrebbe appena avuto la forza di chiamare i soccorritori che lo hanno trovato esanime. Sono accusati anche di danneggiamento aggravato.
Due arresti per spedizione punitiva – L’auto distrutta a sprangate
Trasferito d’urgenza in ambulanza al pronto soccorso di Belcolle, il giovane avrebbe riportato una serie di fratture, tra cui le dita delle mani, giudicate in un primo momento guaribili dai sanitari in trenta giorni, diventati sessanta al controllo successivo.
Il gruppo di picchiatori sarebbe giunto in prossimità della chiesetta di Caprarola, situata in una zona isolata e priva di telecamere, a bordo di due auto, aggredendo la vittima a bastonate e coltellate, sotto la minaccia di una pistola usata anche come oggetto contundente.
Ad aggravare la situazione della coppia – il giorno in cui è stata loro notificata l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico disposta dal gip Giacomo Autizi – il ritrovamento e il sequestro, da parte dei carabinieri, nel corso della perquisizione domiciliare, di mezzo chilo di hashish, per cui sono stati nel frattempo anche arrestati in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente.
Per quest’ultima accusa questa mattina gli arrestati, difesi dall’avvocato Franco Taurchini, compariranno davanti al giudice Giacomo Autizi per l’udienza di convalida del fermo e sempre davanti al giudice Autizi è previsto anche l’interrogatorio di garanzia che fa seguito alla misura di custodia cautelare per lesioni personali e danneggiamenti aggravati.
– Spedizione punitiva in stile Gomorra, giovane preso a bastonate e minacciato con la pistola
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
