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Strage Erasmus, ucciso da un infarto l’autista del pullman

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Madrid – (sil.co.) – Strage Erasmus, ucciso da un infarto l’autista unico imputato per la morte delle studentesse nel drammatico schianto di Tarragona. 

Con la morte dell’autista si chiude la vicenda delle tredici studentesse, sette delle quali italiane, tra cui la viterbese Elisa Scarascia Mugnozza, figlia dello storico rettore dell’ateneo della Tuscia.


Elisa Scarascia Mugnozza

Elisa Scarascia Mugnozza


Era il 20 marzo 2016 quando il pullman guidato da Santiago Rodriguez Jimenez uscì di strada a Freginals, in Spagna. “Mi sono addormentato”, aveva ammesso Rodriguez Jimenez. L’unico imputato dalle autorità iberiche per la strage, è morto, stroncato da un infarto. Aveva 65 anni. A darne notizia sono stati, con una lunga lettera, i genitori delle giovani vittime.

Lo scorso autunno, Rodriguez Jimenez aveva acconsentito, con l’accordo di tutte le parti, a una sorta di patteggiamento che gli avrebbe riconosciuto uno sconto di pena in cambio dell’ammissione della propria responsabilità. La decisione, tuttavia, non era stata ancora ratificata con una sentenza da un giudice a causa di uno sciopero dei segretari giudiziari.

“Finisce quindi la nostra storia giudiziaria – scrivono nella lettera i genitori delle vittime – non sarà emesso nessun verdetto perché la responsabilità penale è personale”.

Le figlie avevano partecipato alla Fiesta de las Fallas, per un tour programmato da Barcellona a Valencia, e stavano tornando ai loro alloggi. Il mezzo faceva parte di un carovana di 5 pullman ma è stato l’unico che nelle prime ore del mattino di quella maledetta domenica, mentre percorreva l’autostrada  Ap-7 nel territorio di Tarragona, ha sbandato e si è capovolto.

“Nell’autunno del 2022 – ricordano –  avevamo preso tutti insieme una decisione sofferta e difficile, acconsentendo a un patteggiamento con l’emissione di una sentenza di condanna dell’autista”. 

“Un lungo lavoro di contatti e mediazione svolto di nostri legali in Spagna, che aveva portato all’adesione di tutte le parti civili e dello stesso imputato – spiegano – ci era stato comunicato che uno sciopero di due mesi dei segretari giudiziari aveva impedito la fissazione dell’udienza di patteggiamento, ma che la data era vicina e il pm aveva già depositato la relazione per il tribunale con i termini dell’accordo di patteggiamento”.

“Non era stato facile per noi decidere – dicono i genitori –  qualcuno esitava, qualcuno era contrario. Ma dal 20 marzo 2016 siamo diventati un po’ come una grande famiglia e alla fine la scelta è stata presa e comunicata in Spagna”.

“Sette anni dopo, nello stesso periodo dell’anno in cui le nostre ragazze sono mancate, ci ha raggiunto la notizia della morte di Santiago Rodriguez Jimenez, l’autista. Stroncato da un infarto. Finisce quindi la nostra storia giudiziaria – si legge nella lettera pubblicata sui social da Gabriele Maestrini, padre di una delle vittime.

“Questa vicenda ci ha portato via troppo, ma la dignità ci è rimasta: ci siamo rifiutati di subire per anni un processo che non ne voleva sapere di partire. Abbiamo perso fiducia in un paese dove l’esercizio della giustizia dipende dalla capienza e dal numero delle aule o dalle rivendicazioni sindacali pur legittime di un segretario. Uno stato in cui il risarcimento delle vittime di sinistri stradali vale meno di quello di altri sinistri, per non pesare sulle compagnie assicurative. Quindi, meglio uscirne prima possibile, per non subire più. Nemmeno questo è stato possibile. Ci resta solo la notizia che l’autista avrebbe patteggiato: è la nostra unica ‘non sentenza’”. 

Nessuno si è permesso di toccare l’università di Barcellona o la ditta di autotrasporti che ha fatto viaggiare un autista col doppio turno di lavoro.

“Vogliamo ricordare, per chiudere il capitolo più doloroso delle nostre esistenze, quanto abbiamo sempre sostenuto: i veri colpevoli non sarebbero stati comunque in quella aula che non c’era. Nessun segretario in sciopero gli avrebbe notificato un mandato di comparizione. La società di trasporti che aveva consentito ad una persona non più giovane e con problemi di salute di fare un viaggio troppo lungo senza un sostituto; l’associazione studentesca (ospitata e sponsorizzata da un ateneo che poi si è dissociato) rea di aver organizzato una gita nella quale degli autisti dovevano viaggiare e stare svegli per più di 24 ore consecutive; il rappresentante dell’associazione stessa che la mattina aveva ripreso l’autista vedendolo incline a colpi di sonno, ma che dopo la mezzanotte aveva fatto salire su quel pullman 50 persone, senza chiedere una sostituzione alla guida. Le autostrade spagnole, i cui guardrail erano e sono tanto tanto vecchi. Fossero stati anche tutti puniti, le nostre figlie non ci sarebbero comunque più”.

“Il nostro appello – concludono – è rivolto a coloro che hanno responsabilità e che possono fare in modo di cambiare le cose, esercitando maggiori controlli su chi spende il loro nome; disciplinando una volta per tutte il trasporto di persone senza avere paura di toccare interessi economici; stabilendo regole uniformi di risarcimento del danno che valorizzino la vita e inducano a condotte prudenti. Solo così l’Europa di cui le nostre figlie si sentivano cittadine, potrà essere un posto sicuro e giusto. Per parlare di questo e costruire, ci saremo sempre. Per rivangare e rivendicare no. La corsa è finita. Questo lo dobbiamo a Elena, Elisa ed Elisa, Francesca, Lucrezia, Serena e Valentina”.


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