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Antonio Cananà: “Parlare di baby gang per Viterbo e la Tuscia è sicuramente eccessivo”

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Viterbo – “Parlare di baby gang per Viterbo e la Tuscia è sicuramente eccessivo. Si tratta al massimo di piccoli gruppi di persone che ragionano e operano con la logica del branco attuando atti di bullismo. Baby gang strutturate, come quelle che troviamo nel nord Italia e nelle grandi città, non ce ne sono. Detto questo, l’attenzione resta massima”. Intervista al prefetto Antonio Cananà. Un’intervista ad ampio raggio: intenzioni, criticità del territorio, sicurezza e prospettive.


Il prefetto di Viterbo Antonio Cananà

Il prefetto di Viterbo Antonio Cananà


Prefetto Antonio Cananà, con quale spirito e quali intenzioni è arrivato nella Tuscia?
“Ho assunto l’incarico di prefetto di Viterbo con emozione e senso di responsabilità, mettendomi al servizio di un territorio ricco di storia, tradizioni, bellezze architettoniche e paesaggistiche, così come di una comunità saldamente ancorata ai valori di libertà e giustizia. Il senso che ho inteso dare al mio mandato è quello di uno stato che interagisce con la realtà territoriale per la soluzione dei problemi delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico-produttivo e per la salvaguardia della coesione sociale da fenomeni degenerativi. Conto di essere per i viterbesi un attento garante dei diritti individuali e collettivi e del loro esercizio. Senza privilegi e senza distinzioni.

L’amministrazione provinciale, i comuni e le altre espressioni della comunità provinciale troveranno sempre in me un sicuro interlocutore per tutte le iniziative volte a soddisfare le legittime istanze e i bisogni della collettività, pronto a farmene portavoce e sostenitore presso le istituzioni regionali e nazionali. Pronto ad assumere io stesso decisioni il più possibile condivise. È poi altrettanto certo che le forze di polizia e la magistratura mi avranno al loro fianco nelle attività di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminosi.

Fenomeni che, nonostante indici di delittuosità provinciale certamente non elevati se raffrontati con altre zone del territorio nazionale, non sono da sottovalutare, soprattutto in una logica di prevenzione degli inquinamenti e infiltrazioni criminali nei comparti economici più appetibili ed esposti. Il mio impegno sarà inoltre rivolto anche al mantenimento di elevati livelli di efficienza del sistema di protezione civile, in sinergia con i vari attori che lo compongono, innanzitutto il corpo nazionale dei vigili del fuoco, i sindaci e le organizzazioni di volontariato. Il mio augurio è infine quello di instaurare con tutte le componenti sociali e istituzionali una collaborazione e un dialogo volti a promuovere condizioni sempre più avanzate di legalità, sicurezza e benessere della comunità provinciale”.

Quale è stato il percorso che l’ha portata a Viterbo?
“Da quando sono stato nominato prefetto nel 2017 ho fatto prima il commissario straordinario del comune di Seregno in Brianza poi dal 2018 al 2022 sono stato prefetto di Savona”.

…Savona dove ha affrontato e gestito l’emergenza Covid.
“Decisamente, anche perché Savona è stata colpita in modo massiccio. Il suo porto è l’home port di Costa Crociere. Lo sbarco della prima nave da crociera è avvenuto proprio qui e abbiamo dovuto affrontare una situazione del tutto inedita. Stiamo parlando di oltre 3 mila persone provenienti da tutto il mondo. E c’erano persone morte di Covid durante il viaggio e con un focolaio consistente”.


Viterbo - Il prefetto Antonio Cananà

Il prefetto Antonio Cananà


Come sono cambiate le prefetture dopo l’emergenza Covid?
“Quello che è cambiato è il diverso livello di considerazione delle prefetture da parte delle persone. Molti non ne conoscevano il ruolo. Dopo il Covid noto invece un maggiore apprezzamento e un più elevato livello di vicinanza. Per quanto riguarda poi i poteri conferiti alle prefetture durante l’emergenza anche in campi in cui non aveva mai operato, ad esempio dalla sanità ai trasporti pubblici, è stato completamente smantellato e non è rimasto nulla”. 

Che idea si è fatto della Tuscia e quali sono, secondo lei, le sue principali criticità?
“Dal mio punto di vista si tratta di una provincia che ha enormi potenzialità. Potenzialità poco sfruttate. Un territorio dalle enormi bellezze paesaggistiche, archeologiche, storiche, termali. Un patrimonio stupendo e variegato. Per quanto riguarda poi le criticità, c’è la necessità di completare il sistema di collegamenti viari e ferroviari che sono estremamente insufficienti a sostenere lo sviluppo del turismo e dell’economia. In quest’ottica è fondamentale il completamente della trasversale, nel rispetto dei paesaggi e dell’ambiente, risorse che non possono essere dispersi. Altrettanto fondamentale è mettere mano ai collegamenti ferroviari. Non è possibile metterci 2-3 ore per raggiungere Roma. Una grossa risorsa per il territorio e per il suo sviluppo è invece l’università, istituzione decisiva di cui bisogna assolutamente tener conto”.

E la sicurezza non rappresenta anch’essa una criticità del territorio? Ultimamente si parla molto di baby gang…
“Parlare di baby gang per Viterbo e il Viterbese è sicuramente eccessivo. Si tratta al massimo di piccoli gruppi di persone che ragionano e operano con la logica del branco attuando atti di bullismo. Baby gang strutturate, come quelle che troviamo nel nord Italia e nelle grandi città, non ce ne sono. Detto questo, l’attenzione resta massima. Ultimamente si è data attuazione a vari Daspo che hanno colpito una serie di ragazzi. E già questo servirà a limitare molto il fenomeno”. 

C’è pure il Daspo urbano che, ultimamente, per poco non stava per essere applicato anche a due persone che stavano guardando delle fotografie appoggiate a una fontana di Viterbo…
“Il Daspo urbano, e su questo siamo d’accordo anche con altre istituzioni e con le forze dell’ordine, va applicato ‘cum grano salis’, distinguendo cioè le varie situazioni che si presentano, valutando le dovute gradualità. Oltre al Daspo urbano e al Daspo Willy, con le altre istituzioni competenti abbiamo inoltre concordato la presenza di pattuglie appiedate nel centro storico, in campo già da due mesi. Dal giovedì alla domenica. Uno strumento di prevenzione ulteriore”.

Quindi a Viterbo c’è un problema sicurezza oppure è una realtà sotto controllo?
“E’ una realtà sotto controllo. Ovviamente ci sono dei problemi. Ad esempio d’estate a Montalto di Castro, quando la popolazione quintuplica e ci sono fenomeni di mala movida. Fenomeni che riguardano anche Viterbo. Oppure fenomeni di microcriminalità nel centro storico, sempre del capoluogo. Ma, ripeto, si tratta di situazioni sotto controllo”. 

Se non sbaglio a Viterbo è previsto anche il cosiddetto controllo di vicinato. Ci spiega cos’è?
“Sì, si tratta di una misura che riguarda anche Viterbo. Controllo di vicinato vuol dire la partecipazione del cittadino al dispositivo di sicurezza. E non si tratta assolutamente di ronde, ma di un’attività di osservazione qualificata”. 

Che significa “attività di osservazione qualificata”?
“Significa che nelle zone individuate come sensibili si possono istituire gruppi di persone, con un coordinatore del luogo indicato dall’amministrazione comunale che si interfaccia direttamente con le forze di polizia per segnalare. Nient’altro. E’ in arrivo inoltre un protocollo specifico con gli istituti di vigilanza privati in base al quale quest’ultimi impegnano i propri operatori, nell’esercizio delle loro attività, a segnalare alle forze dell’ordine qualsiasi fatto illecito di cui sono testimoni. Il protocollo si chiama ‘Mille occhi sulla città’ ed è nazionale, declinato poi a livello provinciale”.

Quali sono le zone di Viterbo individuate come “sensibili”, zone dove potrebbe essere attuato il cosiddetto controllo di vicinato?
“Le zone individuate come sensibili, su indicazione dell’amministrazione comunale, sono San Faustino, centro storico e Bagnaia”.

Quale è, secondo lei, il principale problema che dovrà affrontare la Tuscia nel breve periodo?
“La gestione dei flussi migratori è sicuramente il principale problema. E questo perché le strutture di accoglienza sono letteralmente sature”.

Viterbo e la Tuscia stanno diventando sempre di più un pezzo periferico dell’area metropolitana, con tutte le contraddizioni sociali del caso. Lei cosa ne pensa?
“Alcuni effetti di questo fenomeno di cui lei parla già si vedono. Territori come Nepi, Orte e Civita Castellana, e altri che si trovano sul versante romano, hanno problemi di criminalità indotta dalla capitale. E su queste zone l’attenzione delle forze dell’ordine è molto alta. Maggiori collegamenti con la capitale significa maggiori potenzialità economiche e turistiche e al tempo stesso un più elevato livello di criticità dal punto di vista sociale e della criminalità. Aspetti che si tratterà di gestire, senza isolarsi”.


Viterbo - Il prefetto Antonio Cananà

Il prefetto Antonio Cananà


La prefettura, in questi ultimi anni, ha svolto un ruolo di mediazione rispetto a tante problematiche del territorio. Proseguirà su questa linea oppure no?
“In gran parte sì. Lo stiamo già facendo con la trasversale per la quale ho già dato la mia disponibilità ad aprire ulteriori tavoli anche con le associazioni ambientaliste. E c’è già un’intesa con la commissaria straordinaria dell’Anas Coppa per tenere questi tavoli in prefettura. C’è poi un tavolo che riguarda l’agricoltura, settore portante dell’economia viterbese, affrontando pure aspetti contrattuali, così come il lavoro agricolo di qualità. Un tavolo, quello dell’agricoltura, che proseguirà. Il ruolo di mediazione è insito nell’attività del prefetto. Mediare per risolvere i problemi del territorio, valutando di volta in volta i tavoli da istituire”.

Sempre per quanto riguarda l’agricoltura, a Viterbo e nella Tuscia, negli ultimi tempi, è balzato agli occhi dell’opinione pubblica anche il problema dello sfruttamento del lavoro bracciantile. Quale è il suo punto di vista?
“In Italia lo sfruttamento del lavoro bracciantile è una piaga vergognosa con livelli di disumanità indicibile. Se ci sono ambiti dove possiamo parlare ancora di schiavitù, lo sfruttamento del lavoro bracciantile è uno di quelli. Ovviamente, per quanto riguarda la schiavitù di cui ho appena accennato, non mi riferisco al territorio viterbese. Detto questo, uno degli scopi del tavolo sull’agricoltura che abbiamo istituito in prefettura è proprio quello di affrontare il tema dello sfruttamento dei lavoratori. E non si tratta solo di parole, ma anche di controlli che poi arrivano di conseguenza. E mi pare che qualche risultato ci sia stato”. 

Un’ultima domanda, per la prima volta il prefetto di Viterbo è intervenuto con un proprio discorso alle celebrazioni del 2 giugno e del 25 aprile, feste della Repubblica e della Liberazione. Lo ha fatto per dovere o per volontà?
“L’ho fatto per volontà. Il 25 aprile, il 2 giugno, e ci metto anche il primo gennaio 1948, data in cui è entrata in vigore la Costituzione, sono tappe fondamentali della nostra democrazia. Il prossimo 2 giugno leggerò personalmente anche il messaggio del presidente della Repubblica. Il prefetto deve avere sempre un ruolo di presenza e di partecipazione”.

Daniele Camilli


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