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Viterbo – (sil.co.) – Ai domiciliari in seguito a un arresto, un extracomunitario di 37 anni, il 25 settembre 2020 avrebbe dovuto presentarsi in tribunale per l’udienza di convalida. Ma davanti al giudice, quella mattina, non è arrivato.
In compenso in seguito alla mancata comparizione ieri è stato condannato dal giudice Ilaria Inghilleri a un anno di reclusione, seppure con sospensione della pena. Non per l’assenza alla direttissima, ma per il reato di evasione. Che gli è stato contestato dalla polizia che era andata a prelevarlo nell’abitazione dove avrebbe dovuto farsi trovare agli arresti domiciliari per condurlo al palazzo di giustizia.
“Ci siamo recati a Montefiascone e abbiamo suonato al campanello del civico di via del Lago indicato come luogo dove l’arrestato era stato posto ai domiciliari e dove eravamo incaricati di prelevarlo per scortarlo davanti al giudice del tribunale per la convalida”, ha riferito uno degli agenti della squadra mobile intervenuti, spiegando di non conoscere i motivi dell’arresto, effettuato da altri colleghi la sera precedente.
“Da fuori si sentiva chiaramente il suono del campanello all’interno dell’abitazione. Abbiamo anche bussato e fatto tutte le verifiche del caso. Saremo stati lì almeno un quarto d’ora. Ma nessuno ci ha aperto”, ha proseguito l’agente.
“Siccome avevamo l’indirizzo del presunto luogo di lavoro dell’imputato, indicato nel permesso di soggiorno, ci siamo recati anche lì, in una località di campagna a Grotte di Castro, dove abbiano trovato soltanto un terreno abbandonato dietro un cancello, ma nessuna traccia dell’arrestato, che è stato quindi denunciato a piede libero per evasione”, ha concluso il teste.
Sembra che successivamente si sia scoperto che quella di Montefiascone sarebbe stata in realtà l’abitazione di un connazionale e che il 37enne, nel frattempo ritrovato, sia stato condotto ai domiciliari nella sua vera abitazione, che sarebbe stata in realtà a Viterbo, nella centralissima via Saffi .
Un “equivoco” che gli è costato la condanna a un anno di reclusione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
