Operazione Cashier’s check – Gli arrestati viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro
Viterbo – Pensionati e vittime di incidenti senza rimborsi e risarcimenti a causa del furto presso i centri di smistamento di mezza Italia degli assegni circolari inviati per posta da privati e enti pubblici, è ripresa ieri davanti al gup Gaspare Sturzo del tribunale di Roma l’udienza preliminare per i componenti della banda sgominata il 23 febbraio 2017 dai carabinieri di Viterbo con i sei arresti e la quarantina di denunce a piede libero dell’operazione Cashier’s check.
Al termine, l’udienza è stata rinviata al prossimo 15 dicembre per sanare alcuni vizi formali residui di omesse notifiche ad alcuni imputati. Per quella data è prevista la requisitoria del pm per tutti gli imputati nonché la discussione delle parti civili, mentre potrebbe essere fissata una ulteriore udienza per sentire le difese.
Nel blitz finirono in manette in sei: i viterbesi Marco Antonio Carriere e Giuseppe Salustro, 32 e 36 anni, difesi dall’avvocato Luigi Mancini (che assiste anche due dei viterbesi indagati a piede libero); Salvatore Ricciardi, 41 anni, di Pomigliano D’Arco (Na); Fabrizio Gargano, 54 anni, di Roma; Immacolata Norato, 36 anni, di Castellammare di Stabia (Na); Fabio Tomolillo, 44 anni, di Pomigliano D’Arco (Na).
E’ la famosa banda degli assegni rubati e poi clonati, di cui avrebbero fatto parte anche Carriere e Salustro, pure loro arrestati sei anni fa per ricettazione, riciclaggio e associazione per delinquere dai carabinieri su input della procura della repubblica di Viterbo. Tra i 39 imputati tuttora davanti al gup, rischiano inoltre il rinvio a giudizio una decina di altri viterbesi, indagati a suo tempo a piede libero, per lo più teste di legno, usati per cambiare gli assegni su conti correnti aperti ad hoc..
Salustro e Carriere, arrestati assieme ai tre napoletani tra cui una donna e un romano, presunti vertici del sodalizio, avrebbero agito da intermediari, reclutando gente disposta a cambiare assegni di dubbia provenienza in cambio del 10 per cento. A loro sarebbe invece spettato il 25 per cento.
Un’inchiesta caratterizzata da un numero record di ben 42 indagati, per 39 dei quali, nel 2022, a distanza di cinque anni, è arrivata al giro di boa la richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro c’è chi ha chiesto di essere giudicato coi riti alternativi del patteggiamento o dell’abbreviato che prevedono, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena.
Il riesame, il 18 marzo 2017, pochi giorni dopo l’arresto, rimise in libertà i sei arrestati, dichiarando l’incompetenza territoriale del tribunale di Viterbo a favore di quello di Roma.
Operazione Cashier’s check – I sei arrestati
Affari coi rimborsi tramite posta
In 150 pagine di ordinanza il risultato di un anno di indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale, da cui sarebbe emerso un quadro probatorio inattaccabile. Al centro un presunto giro d’affari da oltre 320mila euro, grazie al furto di 248 assegni dai centri di smistamento postale di Milano, Ravenna e Bologna. Nello specifico, assegni circolari inviati in semplici buste chiuse, contenenti rimborsi da parte di enti pubblici, società private e assicurazioni. Di importi medi attorno ai mille euro. Vittime i mittenti, tra i quali Inps e Inail, ma anche i destinatari, tra cui pensionati e persone in attesa di risarcimenti.
Una quindicina di teste di legno nel capoluogo
Un vero e proprio sodalizio criminale organizzato su tre livelli. Carriere e Salustro, secondo l’accusa, sarebbero stati i referenti su Viterbo dei vertici dell’organizzazione. Al secondo livello, avrebbero fatto da intermediari tra i vertici dell’organizzazione ed i prestanome dell’ultimo anello. Ovvero, i viterbesi avrebbero reclutato le 15 presunte teste di legno a livello locale cui far aprire conti correnti in banca e intestare gli assegni rubati da porre all’incasso.
Picchiata fuori la sala giochi perché voleva tenersi i soldi
La coppia si sarebbe trattenuta il 25 per cento, il 10 per cento sarebbe andato ai prestanome. Tra le teste di legno un 24enne, i cui versamenti anomali sul conto corrente hanno insospettito il padre, facendo scattare nel gennaio 2016 la denuncia che ha dato il via alle indagini. E una donna, oggi 43enne, picchiata all’uscita di una sala giochi del capoluogo, sempre nel 2016, perché avrebbe tentato di tenersi il denaro.
Silvana Cortignani
Multimedia: video: Le immagini dell’operazione e degli arresti – La conferenza stampa – Fotocronaca: Operazione Cashier’s check – Gli arrestati – slide – Operazione Cashier’s chek – La conferenza – slide
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

