|
|
Vetralla – (sil.co.) – Inquilino scomodo alla sbarra. Pur di non andarsene dalla casa dell’ex suocero dopo la fine della relazione con la figlia, avrebbe falsificato i documenti per ottenere la residenza.
Per questo è finito a processo sia in sede civile che penale. Parte offesa l’ex suocero che si è costituito parte civile con l’avvocato Roberto Alabiso, per ottenere la condanna e il risarcimento dei danni da parte dell’imputato, accusato di falso documentale.
“Nonostante una sentenza del tribunale civile mi abbia dato ragione, tuttora non vuole saperne di andarsene. Nel 2018, quando dopo 4-5 mesi non si decideva a lasciare casa, ho scoperto che aveva preso la residenza. Ho scoperto che aveva prodotto una dichiarazione con la mia firma, ma quella non è la mia firma, io non ho firmato niente. E lui è sempre dentro casa mia, ormai da oltre 15 anni”, ha spiegato la parte offesa al giudice Ilaria Inghilleri.
L’imputato è difeso dall’avvocato Bruno Barbaranelli. In aula come testimone anche una ispettrice della polizia municipale di Vetralla: “Non posso dire nulla sulla documentazione prodotta per ottenere la residenza, perché non è di mia competenza. Io mi sono limitata a fare l’accertamento che vivesse veramente all’indirizzo dichiarato. Era il 2018. Sono andata e l’ho trovato nell’abitazione”, ha detto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

