Polizia stradale – Operazione Castro
Viterbo – (sil.co.) – Macchine rubate vendute ai clienti, via libera da parte dell’Uepe (ufficio per l’esecuzione penale esterna) e dell’ente prescelto al programma di messa alla prova per il titolare di un autosalone dell’Alta Tuscia finito nei guai durante il lockdown.
Era la primavera del 2020 quando l’imputato fu sospeso dall’esercizio di attività di impresa in seguito all’arresto per riciclaggio di vetture rubate del presunto complice nell’ambito dell’operazione Castro condotta dalla polizia stradale.
Furono sequestrati veicoli per un valore superiore ai 300mila euro. Nel corso dell’operazione, inoltre, fu sventata una truffa ai danni di una compagnia assicurativa, che si è costituita parte civile al processo, per una richiesta di un risarcimento danni per un furto mai subito.
L’imputato, che provvide subito spontaneamente a risarcire i clienti vittime ignare dell’acquisto di una macchina provento di furto, tramite l’avvocato Samuele De Santis, ha chiesto la riqualificazione del reato e di poter beneficiare dell’istituto della messa alla prova che in caso di esito positivo consente l’estinzione del reato. I clienti sono stato risarciti in denaro oppure con altre automobili, di valore uguale o superiore a quelle sequestrate.
Per l’imprenditore, grazie alla riqualificazione del reato, si apre quindi la strada dei lavori socialmente utili.
L’avvocato Samuele De Santis
Manca però ancora un tassello, come ha fatto notare il presidente del collegio Eugenio Turco, il quale, acquisendo la documentazione presentata dalla difesa, ha chiesto che la pm Chiara Capezzuto, titolare del procedimento, dia entro il prossimo 10 giugno una indicazione più puntuale del fatto nei termini della indicata riqualificazione, non risultando sufficiente la mera indicazione secondo cui il 648 bis del codice penale si riqualifica nel 648.
Si tornerà invece in aula a fine giugno per la decisione.
È invece uscito di scena da tempo, ricorrendo a uno dei riti alternativi che prevedono lo sconto di un terzo della pena, il coimputato: Vincenzo Maresca, un 34enne d’origine campana, che finì invece agli arresti domiciliari e che attualmente starebbe finendo di scontare in carcere una condanna definitiva a tre anni e mezzo di reclusione.
“L’ammissione alla messa alla prova – ricorda il difensore De Santis – dà la possibilità all’imputato che la richiede e ne ha diritto di sospendere il processo, di non chiamare più altri testimoni e di ottenere l’estinzione del reato al buon esito della messa alla prova, con una fedina penale totalmente pulita”.
Polizia – Operazione Castro
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


