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“Il comune nel 2014 ha limitato l’acqua alle Terme dei Papi con una delibera scellerata, chiediamo che gli impegni stabiliti siano rispettati”

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Viterbo – “Il comune di Viterbo nel 2014 ha limitato l’acqua alle Terme dei Papi con una delibera scellerata, ora chiediamo che gli impegni contrattuali stabiliti vengano rispettati”. Marco Sensi, uno dei titolari delle Terme dei Papi insieme a Fausto e Massimiliano Sensi, spiega come la struttura termale, di proprietà comunale e gestita dalla famiglia Sensi, abbia subito dei danni nei 10 anni in cui il comune ha deciso, con delibera del 2014, di imporre delle limitazioni sugli emungimenti di acqua al centro termale. Un danno di 36milioni, che il comune potrà essere chiamato a risarcire.

“Fummo costretti a fare ricorso al Tar e successivamente al Consiglio di stato nei confronti della delibera del 2014 – aggiunge – . Ora attendiamo che l’attuale amministrazione, che ha ereditato questa incresciosa situazione, si faccia carico del problema e faccia tutto quanto necessario per porne rimedio nei tempi più rapidi possibili onde evitare l’aggravarsi dei danni”.


Viterbo – Marco Sensi

Viterbo – Marco Sensi


Il comune di Viterbo con delibera comunale del 2014 ha imposto delle limitazioni sugli emungimenti di acqua termale alla struttura Terme dei Papi. Nello specifico cosa veniva prescritto nella delibera?
“Fu una delibera scellerata, oltretutto inapplicabile. Limitava di fatto l’acqua allo stabilimento di proprietà comunale, contrariamente a tutti gli accordi convenuti e sottoscritti. In pratica l’amministrazione comunale di allora auto limitava la disponibilità di acqua termale del suo stabilimento, disconoscendo, oltretutto, tutti gli impegni che aveva e ha tutt’ora nei confronti del concessionario delle terme comunali, impedendo così il corretto funzionamento dello stabilimento ed anche il suo naturale sviluppo”.

Il comune è quindi venuto meno agli impegni e accordi sottoscritti in precedenza con la struttura? 
“Con quell’atto assolutamente sì, come poi definitivamente chiarito dalle sentenze del Consiglio di stato”.

Cosa prevedevano questi accordi?
“Nell’accordo sottoscritto tra comune di Viterbo e società appaltatrice, c’era il presupposto fondamentale dell’assoluta disponibilità di acqua termale che il concedente, comune di Viterbo, si impegnava a mettere a disposizione al concessionario, Terme dei Papi, in considerazione dell’investimento previsto per il coraggioso progetto, per la sua ottimale gestione e per i suoi sviluppi futuri. In pratica il comune di Viterbo, come era logico che fosse, si impegnava a rilasciare a se stesso l’acqua necessaria affinché lo stabilimento di sua proprietà potesse lavorare correttamente e anche sviluppare. In effetti, senza la garanzia di avere l’acqua termale necessaria a garantire i servizi previsti da progetto nessun imprenditore avrebbe rischiato un euro”.

Ora, per via di queste limitazioni imposte sull’uso dell’acqua, la famiglia Sensi ha fatto ricorso al Tar?
“Fummo costretti a fare ricorso al Tar e successivamente al Consiglio di stato nei confronti della delibera del 2014. Mentre oggi, a seguito delle sentenze del Consiglio di stato, ormai definitive, chiediamo che gli impegni contrattuali stabiliti vengano rispettati”.

A quanto ammonta la richiesta di risarcimento?
“I danni subiti in questi 10 anni sono ingenti. Abbiamo dovuto chiudere dei reparti con conseguente dismissione dei relativi servizi, abbiamo ridotto il numero dei trattamenti giornalieri (pensate ai tempi di riempimento delle vasche termali), abbiamo allungato i tempi della fangoterapia, ma soprattutto abbiamo aree termali già realizzate pronte per nuovi trattamenti che non possiamo attivare per mancanza di acqua termale. Per non parlare di progetti di ottimizzazione, ormai indispensabili per far fronte alle nuove aspettative della clientela, ad oggi fermi per carenza di acqua termale”.

Le terme per essere produttive hanno bisogno di acqua termale. Quanti sono i litri che avevate richiesto e che non sono stati concessi?
“Il bacino delle Terme di Viterbo, secondo studi fatti a suo tempo dall’università della Tuscia, dispone di circa 80 litri/secondo (lt./s.) in emergenza spontanea. Questi litri sono distribuiti lungo una linea lunga 11 km che va dal Bagnaccio fino alle Masse di San Sisto. È un’unica falda comunicante.

 Le Terme dei Papi, che sono ubicate nella parte centrale del bacino, hanno da sempre avuto disponibilità di oltre 35 lt./s. provenienti dalle sorgenti “Bullicame” e “Pozzetto”. La sorgente del Bullicame, è stata da sempre la fonte storica principale che ha alimentato lo stabilimento comunale.

Attualmente la conduttura di adduzione che porta acqua termale dalla sorgente Bullicame allo stabilimento termale, prendendo aria poiché svuotata di acqua, ha subito un  graduale deposito di calcare, fino a determinarne la quasi completa chiusura.

Ora come è noto da sempre, per far funzionare bene lo stabilimento delle Terme dei Papi, sono necessari 35 lt./s. Considerando che ad oggi alle Terme dei Papi affluiscono soltanto 19/20 lt./s provenienti dall’altra fonte delle Terme dei Papi (Pozzetto), mancano ben 15/16 lt./s da recuperare in parte dalla sorgente Bullicame, oggi tornata ad erogare circa 10 lt./s, e in parte con una sana gestione di recupero degli sprechi”.

 Ora cosa vi aspettate o augurate che possa accadere?
“Attendiamo che l’attuale amministrazione, che ha ereditato questa incresciosa situazione, si faccia carico del problema e faccia tutto quanto necessario per porne rimedio nei tempi più rapidi possibili onde evitare l’aggravarsi dei danni”.

Maurizia Marcoaldi


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