Gli agenti della polizia postale Emiliano Farascioni e Miriam Santini
Viterbo – (a.b.) – “Scrivere qualcosa di sbagliato sui social è come scriverlo su un muro. Ma sul muro può essere coperto o cancellato, su internet rimarrà indelebile”. A dirlo sono gli agenti della polizia postale, che questa mattina al teatro dell’Unione hanno incontrato centinaia di studenti del biennio delle scuole superiori di Viterbo. Presenti classi dell’Orioli, Buratti, Savi, Ruffini e Santa Rosa.
L’incontro ha il titolo “Cyber sicuri” e ha l’obiettivo di mostrare ai ragazzi come usare correttamente i social e i rischi di un uso improprio. Sul palco l’assistente capo coordinatore Emiliano Farascioni e la sovrintendente capo Miriam Santini.
Gli agenti della polizia postale Emiliano Farascioni e Miriam Santini
Coinvolgendo con domande e interventi i ragazzi in platea e sui palchetti del teatro, gli agenti della Polpost hanno sensibilizzato i ragazzi sui rischi di utilizzare dati falsi sui social e di rendere pubblici anche momenti personali o familiari. Hanno spiegato quali sono i reati e le relative pene.
L’incontro è partito dalla proiezione di un video sulle operazioni della polizia postale a livello nazionale. Viene raccontata la storia di un ragazzo che, dilaniato emotivamente da una estorsione a sfondo sessuale, pensa al suicidio ma viene salvato dagli agenti. Una tragedia sventata, ma è una storia che deve aiutare i giovani a comprendere che la polizia può fare molto per venire in loro soccorso in situazioni delicate. E ancora la storia di un giovanissimo che, vittima di cyber bullismo, dopo vessazioni online da parte dei compagni, è arrivato a togliersi la vita.
L’agente della polizia postale Emiliano Farascioni
“Scrivere qualcosa di sbagliato sui social è come scriverlo su un muro. Ma sul muro può essere coperto o cancellato, su internet rimarrà indelebile. La prima forma di aggressione è la violenza verbale – hanno spiegato gli agenti della polizia postale -, quella su cui spesso non ci si sofferma troppo e che rischia di essere sminuita. Ma le parole sono pietre che lasciano ferite. Non vanno sottovalutate”.
“Questi disagi emotivi nascono dalla scarsa capacità di gestione delle emozioni, di reazione e di affermazione positiva della propria identità, in un’età di profondi cambiamenti – hanno proseguito gli agenti -. Alcuni ragazzi sentono di essere soli e di non poter chiedere aiuto a nessuno. Ma non è così. La prima cosa da fare è smetterla di stare in silenzio, mettere da parte la vergogna e cercare qualcuno con cui confidarsi e a cui chiedere aiuto”.
Teatro dell’Unione – La polizia postale incontra gli studenti



