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Viterbo – (sil.co.) – La picchia in ospedale e la minaccia: “Se ti becco con qualcuno, ti butto l’acido in faccia”. Presunta vittima una delle sue ex fidanzate.
Non finiscono mai i guai per il buttafuori 23enne Daniele Nuomi, condannato in primo e secondo grado a 16 anni per stupro e altri reati ai danni di una diciassettenne viterbese e gravato da numerosi altri procedimenti penali, tra cui diversi in cui sono parti offese ragazze minorenni o comunque giovani donne, che avrebbe prima sedotto e poi coinvolto in una spirale di violenza.
L’ultimo procedimento che lo riguarda è quello scaturito dalla denuncia per stalking e lesioni aggravate da parte di una delle sue ex fidanzate, che avrebbe picchiato e preso per il collo mentre era ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, il 22 maggio 2022.
Nuomi, nel frattempo detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, in seguito alla querela sporta dalla presunta vittima è stato raggiunto dal 415 bis, ovvero l’avviso di fine indagini, firmato dalla pm Maria Gabriella Fazi, titolare del fascicolo aperto presso la procura della repubblica del tribunale di Roma.
Secondo l’accusa la vittima, con la quale Nuomi, come in altri casi analoghi aveva allacciato una relazione sentimentale, sarebbe stata molestata e minacciata, sia durante che dopo la fine del fidanzamento. Il 23enne, difeso dall’avvocato Luigi Mancini del foro di Viterbo, le avrebbe cagionato “un particolare stato di ansia e paura per l’incolumità propria e del suo nucleo familiare”.
“In particolare – si legge nell’imputazione – durante il loro rapporto, la allontanava dai suoi amici, impedendole anche di utilizzare i social e la insultava, dicendole ‘sei una troia, una escort, una bocchinara’; nonché la minacciava con frasi del seguente tenore ‘se ti becco con qualcuno ti ammazzo, vengo sotto casa tua e ti do fuoco alla macchina, ti butto l’acido in faccia così non ti può guardare nessuno'”.
Il 22 maggio dell’anno scorso, una domenica, la vittima sarebbe stata aggredita dall’ex buttafuori perfino all’interno della stanza dell’ospedale Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato.
“La prendeva per il collo e la colpiva con schiaffi e calci, con conseguente rottura della loro relazione”, si legge nelle carte.
Quindi avrebbe continuato a perseguitare la parte offesa: “La tempestava di telefonate nonché le inviava numerosi messaggi Whatsapp; dopo un breve periodo riprendeva a telefonarle, minacciandola di morte, dicendole ‘io vado a casa e ammazzo a madre, il padre, tutti… sta bocchinara’ nonché a mandarle messaggi, condotta che determinava la parte offesa a bloccare qualsiasi contatto”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
