Recep Tayyip Erdogan e Kemal Kılıcdaroglu
Ankara – (a.b.) – La Turchia al voto, Kiliçdaroglu sfida Erdogan. Sono in corso dalle 8 ora locale, le operazioni di voto in Turchia. Gli elettori sono chiamati a votare per scegliere il presidente e il parlamento.
Nel centenario della nascita della repubblica, la Turchia dovrà scegliere se rispolverare la lezione di Mustafa Kemal Atatürk, il leader laico e anti-imperialista che ha allontanato la nazione dalla tradizione ottomana, oppure se assecondare la radice islamica e fidarsi di un leader sempre più accentratore e dominante. La Turchia dovrà scegliere se proseguire lungo il cammino del “califfo” Recep Tayyip Erdoğan, da 20 anni alla guida della nazione, o affidare le redini a Kemal Kılıçdaroğlu, leader socialdemocratico e laico ribattezzato da alcuni il “Gandhi turco”.
A una settimana dal voto i sondaggi suggerivano una situazione incerta. Una rilevazione di Artibir del 24 aprile attribuisce al primo turno a Kılıçdaroğlu il 49% delle preferenze e a Erdoğan il 44%. Seguono gli altri due sfidanti, con il 5% İnce e Oğan con il 2%. Ma in caso di ballottaggio vincerebbe con il 53,6% il Gandhi turco Kılıçdaroğlu. La sua fragilità sarebbe però nella sua coalizione, costituita da una alleanza conosciuta come il “Tavolo dei sei”, animata da voci potenzialmente fragili perché diverse tra loro.
“Mi auguro che dopo la conta dei voti ci siano benefici per la democrazia turca”, ha detto questa mattina Erdogan.
Tra i temi più discussi durante la campagna elettorale, ci sono la ricostruzione a seguito del terremoto dello scorso 3 febbraio, il rilancio dell’economia e la questione della sicurezza.
Urgenza primaria sarà riportare la stabilità economica in un quadro di forte inflazione (ad aprile è arrivata al 69,9%) e di svalutazione della lira turca. Tra i leader delle due coalizioni principali non sono mancate le accuse reciproche. Kılıçdaroğlu ha affermato che lo sfidante starebbe preparando una “manipolazione online” sfruttando l’intelligenza artificiale e il “dark web”. Di contro, Erdogan ha accusato i partiti all’opposizione di essere Pro-LGBT. “Seppelliremo quelli pro-LGBT alle urne” ha detto in un recente comizio rivolgendosi ai suoi elettori conservatori.
Le elezioni in Turchia saranno importanti anche per gli equilibri geopolitici dei prossimi anni perché la nazione sul Bosforo si è imposto come Paese chiave in molti scenari decisivi. La Turchia è un membro della Nato, ma negli scorsi mesi ha alzato la voce frenando l’ingresso nell’alleanza di Finlandia e Svezia. La ragione era il sostegno alle forze curde in Siria e il supporto ai “terroristi” del Partito dei lavoratori del Kurdistan da parte delle nazioni scandinave. Le divergenze sono parzialmente rientrate con la promessa da parte della Finlandia di cooperare sulla lotta al terrorismo e l’adesione ufficiale al patto atlantico. La Turchia non ha aderito però alle sanzioni ai danni della Russia, Paese che rappresenta uno dei maggiori partner commerciali, soprattutto sul tema dell’energia. Di contro fornisce all’Ucraina i droni militari Bayraktar, di produzione turca. Una posizione in bilico tra più forze alla ricerca di un equilibrio e di un’autorevolezza. L’obiettivo di Erdogan è quello di dare alla Turchia una voce forte sul piano diplomatico, ponendosi come mediatore tra Russia e Ucraina e tra Oriente e Occidente. Ha più volte incontrato membri dei due governi in guerra e si è fatto promotore in prima persona dell’organizzazione di un eventuale incontro tra Putin e Zelensky. Sul lungo termine Erdogan intende fare della Turchia il polo di riferimento per il Medio Oriente, sul piano economico ma anche diplomatico.
Non è esagerato dire che gli occhi del mondo saranno puntati sulle elezioni turche. La stabilità del Medio Oriente e la possibilità di intensificare i rapporti con l’Occidente dipenderanno in buona parte anche dall’esito di questo voto.
