Viterbo – (ma.ma) – “Le indagini sulla morte di Pasolini andrebbero riaperte, sui resti conservati sono stati ritrovati ben 3 dna. Bisogna iniziare a individuare a chi appartengono, per poi risalire al movente”. A sostenerlo è l’avvocato Stefano Maccioni che da anni sta cercando di fare luce sulla notte tra il primo e il 2 novembre 1975 quando Pasolini venne assassinato all’idroscalo di Ostia.
Stefano Maccioni
Ieri pomeriggio, alla Sala del Ce.Di.Do di Palazzo dei Papi, si è tenuto un convegno in cui l’avvocato Maccioni ha spiegato il perché ha chiesto la riapertura delle indagini sull’omicidio. Considerazioni e deduzioni racchiuse nel suo libro ‘Pasolini un caso mai chiuso’. Un dibattito a cui hanno preso parte anche Anna Maria Fausto, docente dell’Unitus, e Rosella Lisoni, studiosa appassionata della vita dello scrittore e registra.
“Mi avvicinai a questo con la volontà di risolvere un cold case. Ma quando iniziai a leggere la sentenza di primo grado e poi quella di appello capii che dovevo andare più a fondo”, ha spiegato l’avvocato Maccioni.
Pier Paolo Pasolini
L’omicidio di Pasolini risale a 48 anni fa. Il corpo senza vita dello scrittore, nonché poeta e regista, venne ritrovato da una passante. Sull’omicidio, per cui è stato ritenuto colpevole il 17enne Pino Pelosi, con la sentenza di primo e secondo grado del ’76, ci sono però ancora molte zone d’ombra.
“La sentenza di primo grado era logica e lineare e giungeva a una conclusione: Pino Pelosi che confessa in concorso con ignoti. Poi però la sentenza di appello era del tutto illogica nella volontà di dimostrare a ogni costo che Pelosi quella sera era da solo. Si è voluto far passare una sorta di messaggio, ossia che Pasolini era morto e che in fin dei conti se lo era andato a cercare – ha aggiunto l’avvocato Maccioni -. Quello che si sottolinea è che c’era un minorenne che tenta di proteggersi da un adulto che tenta di sodomizzarlo. Così il marchio di infamia viene accostato a Pasolini per anni”.
Viterbo L’incontro su ‘Pasolini un caso mai chiuso’
Ma per l’avvocato ci sarebbe un elemento fondamentale da valutare e che non è stato preso in debita considerazione. Un particolare che porterebbe a credere che con Pasolini, oltre a Pelosi, ci potesse essere qualcun altro. “Nel 2008 quando ho riesaminato le carte mi sono accorto di una grave mancanza, a mio modo di vedere le cose – ha detto l’avvocato -. Difatti nessuno aveva mai chiesto di fare l’esame del dna sui reperti custoditi. Ed ecco che successivamente, facendo questi esami, sono stati trovati 3 dna. Perché allora è stato archiviato il caso? Ricordo che nel 2015 si sapeva dell’esistenza di queste 3 tracce ma, nonostante ciò, le richieste di riaprire il caso caddero nel vuoto. Ed ecco che le indagini sulla morte di Pasolini andrebbero riaperte, sui resti conservati sono stati ritrovati ben 3 dna. Bisogna iniziare a individuare a chi appartengono, per poi risalire al movente”.
Viterbo L’incontro su ‘Pasolini un caso mai chiuso’
Da qui la richiesta, presentata insieme allo scrittore Gianni Giovannetti e al regista David Grieco, di riaprire le indagini. Una nuova istanza depositata nel 2023. I dubbi di Maccioni sono anche sul movente che, per l’avvocato, è tutt’altro che chiaro. Tre le piste da valutare.
“Nell’omicidio Pasolini, per come è stato ricostruito, manca effettivamente il movente. Perché Pasolini si sarebbe recato all’ idroscalo di Ostia per consumare un rapporto sessuale. Perché si è spinto fino a lì? È realmente un tentativo di violenza sessuale andato male?”, si chiede l’avvocato.
Viterbo L’incontro su ‘Pasolini un caso mai chiuso’
Per poi aggiungere: “Il movente che porta Pasolini a recarsi all’idroscalo di Ostia potrebbe essere collegato a delle pizze di girato del film ‘Salo’. Materiale che lo scrittore avrebbe in qualche modo dovuto recuperare perché gli era stato rubato precedentemente. Questa è l’occasione. Poi chi ha operato l’omicidio non sa che ci sta qualcuno che lo sta proteggendo per evitare che si venga a sapere altro. Qualcosa che era su quelle pizze, che potrebbe essere particolarmente importante ma che si vuole tenere nascosto. Di sicuro Pasolini era un intellettuale scomodo e in molti erano interessati a toglierlo dalle scene. Siamo negli anni della strategia della tensione. E va valutato anche il contesto”.
Per l’avvocato un’altra pista potrebbe essere collegata all’ultimo romanzo incompiuto di Pasolini, ‘Petrolio’. All’opera, incentrata sul potere economico italiano, lo scrittore si stava dedicando negli anni trascorsi a Chia. Pasolini aveva infatti un forte legame con la Tuscia. Le sue opere sono state profondamente influenzate da questa terra. È noto infatti che proprio nei pressi della piccola frazione di Soriano nel Cimino girò la scena del battesimo di Giovanni Battista contenuta nel suo film “Vangelo secondo Matteo”.
Viterbo L’incontro su ‘Pasolini un caso mai chiuso’
“Pasolini sapeva molto su quegli anni e lo scrisse in diversi articoli che parlano della strategia della tensione – ha spigato l’avvocato Maccioni -. ‘Petrolio’ venne pubblicato 17 anni dopo la morte dello scrittore e con elementi mancanti, dove si potrebbe fare riferimento anche alla morte di Enrico Matteo e alla P2. Carte che, secondo alcuni, potrebbero rappresentare il movente dell’omicidio del poeta”.
A queste due ipotesi se ne aggiunge una terza dove potrebbe esserci il coinvolgimento della criminalità organizzata e movimenti di estrema destra.
Tanti quindi i dubbi ancora non risolti per l’avvocato. E il caso, a suo dire, non può quindi ritenersi chiuso. Tra gli elementi che non tornano anche il fatto che Pelosi non aveva sul corpo segni di difesa, tipici di ogni colluttazione. E la dichiarazione del proprietario del locale ‘Al Biondo Tevere’, dove Pasolini mangiò la sera prima di recarsi all’idroscalo di Ostia. L’uomo descrive la persona che accompagnava Pasolini, che sembrerebbe non coincidere con l’aspetto del 17enne Pelosi.




