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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri pomeriggio allo spazio Innova a Valle Faul si è parlato di mobilità a Viterbo, con particolare attenzione all’accessibilità del centro storico.
L’occasione è stata fornita dalla Giornata del volontariato “Città a colori”, che ha dato voce ad un momento importante di disseminazione della ricerca “Psycho Urbanism. Città, cura dello spazio ed inclusione sociale”.
Guidata da Maurizio Errigo, docente di progettazione urbanistica del Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, condotta dal 2017, la ricerca ha messo bene a fuoco il quadro drammatico della situazione di mobilità in-sostenibile in cui verte la città.
I numeri impietosi non lasciano spazio ad interpretazioni, né ad indugi sulla necessità di agire ora: con 77 auto ogni 100 abitanti, Viterbo è la città con il tasso di motorizzazione più alto d’Italia (e quindi d’Europa visto che i numeri italiani sono i peggiori europei in tal senso).
La ciclabilità è un miraggio lontano e solo per coraggiosi, vista la (quasi, è troppo generoso) totale assenza di piste ciclabili (0,35 metri quadrati ogni 100 abitanti, anche qui siamo in fondo alle classifiche). Il trasporto pubblico è il meno utilizzato in Italia (8 viaggi all’anno per ogni abitante).
Una situazione figlia di decenni di mancate politiche dei trasporti, (come mostrato dal più recente strumento urbanistico a disposizione dell’amministrazione, il Piano Urbano del Traffico che risale al lontano 1979) e che, accoppiata al lassismo, divenuto ormai quasi strutturale, con cui vengono (non) gestite le violazioni dei divieti di sosta e fermata selvaggia, ha fatto di Viterbo un caso studio al negativo.
Una città non inclusiva, in cui gli utenti vulnerabili della strada, i pedoni, i ciclisti, le persone diversamente abili, sono costantemente sopraffatte dalle auto, una città schiacciata sotto il peso di questa dipendenza, come ben rappresentato dallo “psycho- Manifesto” che accompagna la ricerca, che raffigura una renault, una mercedes e una Bmw che sovrastano le mura del centro storico, distruggendolo.
Una metafora molto efficace di quello che sta accadendo alla città di Viterbo e per cui si rende necessaria ed urgente un’inversione di tendenza.
La ricerca, molto approfondita per moltissimi e variegati aspetti, ha messo in luce l’impatto negativo che la mancanza di accessibilità al centro storico ha su turismo e commercio (121 esercizi commerciali chiusi nel centro storico di Viterbo dal 2012 al 2022 non tutti imputabili ad amazon o alla pandemia, numeri che devono far pensare) e mostrato come in altre città d’Italia e d’Europa, politiche urbane intelligenti abbiano invece ridato vita a luoghi, ieri grigi di smog, oggi centri urbani, colorati e felici, fiorenti, inclusivi e in ottima salute economica e sociale.
Le soluzioni ci sono e anche la città di Viterbo ce la può fare come è stato per tantissime altre città in Europa: servono politiche intelligenti, azioni coerenti e implementazioni efficaci.
Servono dati e studi solidi, come quello presentato oggi che offre un contributo importantissimo all’amministrazione in tal senso. Servono strumenti di pianificazione urbanistica aggiornati e innovativi. Viterbo deve dotarsi di un Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile.
La giunta Frontini ha di certo ereditato una situazione complessa e ha molto lavoro da fare di fronte a sé. Certamente, ad oggi, le va riconosciuto il merito di aver dato più attenzione al problema rispetto alla passata amministrazione. Il tema è entrato finalmente nel dibattito politico, gli interventi sulla pedonalizzazione di Piazza San Faustino vanno nella direzione giusta, il risanamento della Francigena è un ottimo conseguimento, che se accoppiato a politiche mirate sui parcheggi e ad un potenziamento del Trasporto Pubblico Locale potrebbe portare ottimi risultati (sicuramente la lista delle cose positive è non esaustiva, l’assessore Aronne non me ne voglia).
Una serie di iniziative pro mobilità sostenibile, formalmente o informalmente annunciate, farebbero ben sperare (come ad esempio i 33 chilometri di piste ciclabili intorno alle mura citati dall’Assessore Aronne), ma trasparenza, partecipazione e comunicazione purtroppo zoppicano, con il risultato di non essere abbastanza rassicuranti.
Nel frattempo i cittadini e le cittadine che risiedono e/o vorrebbero usufruire del nostro (potenzialmente meraviglioso) tanto amato centro storico, dopo anni di subita incuranza, sono arrivate al limite della sopportazione e chiedono risposte concrete e tempestive su cosa si stia facendo per migliorare le cose.
Veronica Aneris
Ingegnere ambientale
