Hassan Sharaf e nei riquadri il procuratore capo Paolo Auriemma e la pm Elana Dolce
Perugia – Magistrati della procura della repubblica di Viterbo indagati per il caso Hassan Sharaf, secondo l’accusa avrebbe dovuto essere aperto quanto meno un fascicolo per lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione.
Compariranno il prossimo 29 giugno davanti al gup Angela Avila del tribunale di Perugia il procuratore capo Paolo Auriemma e il pubblico ministero Eliana Dolce della procura della repubblica di Viterbo per i quali lo scorso 12 maggio il pm Gennaro Iannarone ha chiesto il rinvio a giudizio, non avendo il gip accolto la richiesta di archiviazione della procura di Perugia. Entrambi sono difesi dall’avvocato Filippo Dinacci del foro di Roma.
Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 328 del codice penale, ovvero rifiuto o omissione di atti d’ufficio, per l’omessa apertura di un procedimento penale relativamente all’esposto presentato l’8 giugno 2018 dal garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, nonché gli atti successivi. Quantomeno, secondo quanto emerso, avrebbe dovuto essere aperto un fascicolo per i reati di lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione. La pm è finita indagata anche per aver archiviato l’esposto, il 20 settembre 2021, senza presentare richiesta al gip né avere sentito le presunte parti offese, tra cui Hassan Sharaf.
Le parti offese sono il ministero della giustizia, il garante dei diritti dei detenuti del Lazio e i familiari di Hassan Sharaf.
“Avevamo e abbiamo ragione. Tutto quello che abbiamo denunciato inizia ad essere piano piano ‘valutato’ e ritenuto vero. Siamo fiduciosi, rispettiamo le posizioni degli indagati che avranno modo di difendersi, ma speriamo che qualcuno, soprattutto dal Mammagialla inizi a parlare, a dire la verità, quel che sa. Compresi i detenuti “, commenta l’avvocato Michele Andreano del foro di Roma.
Con il legale viterbese Giacomo Barelli, Andreano assiste il cugino, la madre e la sorella di Hassan Sharaf nel procedimento per abuso dei mezzi di correzione in concorso a carico dei due penitenziari che hanno schiaffeggiato il detenuto 21enne egiziano poco prima che si impiccasse in una cella di isolamento del carcere di Mammagialla il 23 luglio 2018 per poi morire dopo una settimana all’ospedale di Belcolle senza mai risvegliarsi dal coma.
Quattro mesi prima aveva denunciato un pestaggio da parte della polizia penitenziaria. Uno degli otto presunti pestaggi di detenuti denunciati dal garante Anastasia nell’esposto alla procura.
L’avvocato di parte civile Michele Andreano del foro di Roma
Le accuse a procuratore e sostituto
Paolo Auriemma – si legge nel capo d’imputazione – è imputato perché “pubblico ufficiale in qualità di procuratore della repubblica di Viterbo, a seguito del deposito, in data 8 giugno 2018, da parte del garante per i detenuti del Lazio nel quale venivano riportate le dichiarazioni di diversi detenuti presso la casa di reclusione Mammagialla di Viterbo, indebitamente rifiutava l’iscrizione nel registro delle notizie di reato, disponendo l’iscrizione dell’esposto solo in data 11 agosto 2018 nel registro modello 45 (fatti non costituenti notizia di reato) nonostante dallo stesso emergessero specifiche notizie di reato quantomeno ai sensi degli artt. 582 e/o 571 c.p.”.
Eliana Dolce – si legge invece relativamente alla posizione della pm – perché, tra l’11 agosto 2018 e il 20 settembre 2021, “pubblico ufficiale in qualità di sostituto procuratore in servizio presso la procura della repubblica di Viterbo, assegnataria del p.p. 697/2018 mod. 45, aperto a seguito del deposito dell’esposto presentato, in data 8 giugno 2018, dal garante per i detenuti del Lazio, indebitamente rifiutava l’iscrizione delle notizie di reato emergenti dal predetto esposto nell’apposito registro, mantenendo il procedimento iscritto a modello 45 nonostante dallo stesso emergessero specifiche notizie di reato quantomeno ai sensi degli artt 582 e/o 571 c.p. che non costituivano già oggetto di altri procedimenti penali con indicazione dei detenuti dichiaranti quali persone offese, e, pertanto, ne disponeva, in data 20 settembre 2021, direttamente il deposito in archivio (senza presentare richiesta di archiviazione al gip) omettendo di compiere le necessarie indagini al fine di acquisire e verificare le dichiarazioni dei detenuti che avevano riferito al garante di aver subito percosse e violenze, mostrando allo stesso e ai suoi collaboratori, le lesioni riportate sul corpo”.
Silvana Cortignani
Il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


