La famiglia di Omar Neffati, il padre Aoun, la madre Najoua e la sorella Nermin
Viterbo – “Omar era un ragazzo che chiedeva libertà, giustizia e identità”. Ieri pomeriggio nella sala parrocchiale del duomo di Sutri il ricordo di Omar Neffati, ragazzo nato in Tunisia che a gennaio si tolto la vita all’età di 27 anni. Le parole che hanno aperto l’incontro sono state del sacerdote don Giuliano Alessi che Omar lo ha visto crescere. A Sutri, dove ha vissuto da quando aveva appena sei mesi, senza mai ottenere la cittadinanza italiana, diritto per il quale si è battuto per tutta la vita militando poi in tantissime organizzazioni. Dalla Cgil, sindacato dei lavoratori, al partito democratico e alla Rete degli studenti medi, fino all’associazione Italiani senza cittadinanza.
Sutri – Don Giuliano Alessi
“Ricordo Omar da piccolo – ha detto don Giuliano – e quando sono venuto a conoscenza di una scelta così difficile, le domande sono state tante. Ma ciò che va fatto, è rispettare il silenzio. Senza cercare di capire a tutti i costi l’epilogo di una giovane vita”.
Assieme a don Giuliano, la famiglia di Omar. Il padre e la madre, Aoun e Najoua, la sorella Nermin. Con loro tantissime persone. La sala è piena. Un’iniziativa, quella di ieri, voluta da familiari e amici, dalla parrocchia.
Viterbo – Omar Neffati
“Siamo qui perché grazie a questa famiglia – ha poi aggiunto il sacerdote – si stanno muovendo tanti piccoli focolai. In comune il 25 aprile c’è stato il riconoscimento della cittadinanza onoraria. Cittadinanza per la quale Omar si è sempre battuto. Siamo qui per condividere gli ideali di Omar. L’amore per il prossimo che lo ha sempre caratterizzato. Il gesto compiuto da Omar è stato l’innesco affinché qualcun altro possa avere giustizia”.
Un incontro accompagnato da canti e attestati di riconoscimento consegnati alla famiglia. Come quello della comunità parrocchiale e della Croce rossa, con cui Omar ha collaborato vivendo la durissima fase del Covid.
“Omar leggeva di tutto – ha ricordato la sorella Nermin Beffati -. Aveva una testa per fare una guerra e la sua passione, il suo impegno politico lo ha portato ad attivarsi ovunque, fino all’ultimo giorno. Omar è stata una persona speciale, intelligente, premurosa, pronta ad ascoltare chiunque. Un ragazzo solare e sempre con la battuta pronta. Avrei voluto vederlo realizzare i suoi sogni e trovare la sua serenità. E lo immagino ancora qui, ad ascoltarci, con le gambe accavallate e il corpo un po’ per sbieco. Con la sigaretta in mano e la camicia sempre a puntino”.
Sutri – Benedicta dell’associazione Italiani senza cittadinanza
“Omar – ha sottolineato infine Benedicta dell’associazione Italiani senza cittadinanza – ha lottato sempre per tutto e per tutti. Per cambiare questa dannata legge sulla cittadinanza che però continua a non cambiare. Dobbiamo continuare a lottare e dobbiamo farlo anche in suo nome, perché ci sono più di un milione di persone nate e cresciute in Italia ma non ancora riconosciute. Per rendere la vita delle persone più giusta e dignitosa”.
Daniele Camilli




