Matias Tomkow con il padre Mirko
Viterbo – (sil.co.) – Uccise il figlioletto, rinviato al 27 giugno il processo d’appello al muratore 46enne d’origine polacca Mirko Tomkow condannato all’ergastolo per l’omicidio del figlioletto Matias di 10 anni, a Vetralla il 16 novembre 2021. L’udienza di ieri è saltata a causa della mancata traduzione dell’imputato.
Il difensore Pier Paolo Grazini nel ricorso contro la sentenza di primo grado sostiene la tesi dell’omicidio colposo, dal momento che il padre avrebbe messo lo scotch sulla bocca del figlio per farlo stare zitto, non per ucciderlo.
Tomkow è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Per la difesa – che chiede la riqualificazione del reato in omicidio colposo – la sentenza è “ingiusta ed illegittima” e “la nastratura sul viso del bambino non è stata messa al fine di uccidere ma all’evidente fine di farlo tacere”.
A distanza di nove mesi dalla sentenza di condanna dell’operaio 46enne d’origine polacca, reo confesso, al “fine pena mai”, con un anno di isolamento diurno, emessa lo scorso 8 luglio della corte d’assise del tribunale di Viterbo, l’avvocato Grazini ha raccolto in un “compendio” di 27 pagine le motivazioni del ricorso alla corte d’appello di Roma.
“Se l’intento del padre fosse stato in quel momento dolosamente omicidiario, avrebbe sicuramente usato altri mezzi più immediati, quali lo strangolamento o direttamente il soffocamento oppure avrebbe proceduto immediatamente ad accoltellare il figlio”, scrive.
Per la difesa c’è “una colpa generica consistita in imprudenza o negligenza in quanto era prevedibile che dal comportamento dell’imputato potesse scaturire anche un comportamento non voluto dal reo, come la morte del figlio”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
