Un’aula del tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Figlio pentito di mafia testimonia al processo contro il padre: “Ho portato io mia madre al centro antiviolenza”.
L’uomo, accusato di maltrattamenti in famiglia, è detenuto per questo dallo scorso anno, in seguito alla denuncia della moglie, che avrebbe spinto giù dal marciapiede di via della Cava il 6 ottobre 2021 provocandole una grave frattura a una gamba.
Sarebbe stato lo stesso figlio ad accompagnare personalmente la madre presso uno dei centri antiviolenza viterbesi per sottrarla al padre.
La coppia all’epoca viveva coi soldi del programma di protezione in un albergo del capoluogo proprio in seguito al pentimento del figlio, diventato collaboratore di giustizia.
Dopo la “caduta” della madre in via della Cava, il figlio della coppia, un 39enne siciliano da tempo lontano dall’isola, è venuto più volte a Viterbo, assistendo a due aggressioni del padre alla madre, “a marzo 2022 quando la picchiava dopo averla scaraventata sul pavimento e il 25 maggio 2022 quando le ha tirato sulla faccia due stecche di sigarette”.
Le botte del marito alla moglie sarebbero state una costante del matrimonio durato quarant’anni, “fin da quando ero piccolo”. Uno dei ricordi più vividi del figlio è “quando la prese per gli orecchini e le strappò i lobi che per questo sono tagliati”, ha detto al giudice Ilaria Inghilleri, confermando la spiegazione sulle “orecchie tagliate” data in aula dalla donna. Tanti ricordi d’infanzia: “Sempre in Sicilia, l’ha presa a sprangate con un pezzo di ferro”. Lo ha detto e ridetto: “Mio padre è sempre stato un violento”. In conclusione: “L’ha sempre presa a schiaffi e pugni”.
Il giudice a un certo punto ha redarguito l’imputato, sorpreso spesso a borbottare e imbeccare il figlio: “Se lo fa ancora, la faccio uscire dall’aula”.
“Vattene mamma, prima che papà ti ammazzi”, le avrebbe detto soccorrendola per l’ennesima volta durante uno dei suoi soggiorni a Viterbo tra il 2020 e il 2022, il periodo in contestazione. Alla base di molti dei litigi ci sarebbero stati i soldi spesi in slot machine e giochi vari da marito e moglie, entrambi ludopatici. “Ma la mamma non aveva problemi psichiatrici, solo qualche volta ha preso delle gocce calmanti vista la situazione in cui viveva”, ha replicato ai dubbi sollevati dall’imputato sulla sanità mentale della consorte.
Più e più volte li avrebbe separati. O meglio avrebbe staccato il padre di dosso alla madre.
Una volta era con lei sull’ambulanza mentre la portavano a medicare le ferite al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, un’altra l’ha accompagnata a denunciare un pestaggio in questura, quindi al centro antiviolenza.
“Quando la mamma mi ha detto che papà l’aveva spinta giù dal marciapiede, le ho creduto, perché avevo visto tante altre cose”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
