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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le elezioni politiche del 25 settembre 2022 le ha vinte la destra con lo slogan “Pronti.” Era la promessa di essere all’altezza della sfida del governo del Paese.
Già in quella campagna elettorale Giorgia Meloni fu chiarissima nella volontà di rimodulare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo disse con determinazione, ma anche con un eccesso di leggerezza dovuta alla sottovalutazione della quantità di lavoro che fu necessaria a redigere il piano e a trattare i progetti con Bruxelles durante i governi Conte 2 e Draghi.
In ogni caso quella scelta avrebbe dovuto comportare un lavoro a tamburo battente per ridefinire una parte della programmazione e impostare nuovi accordi con l’Unione Europea. Invece è successo tutt’altro. Il 10 novembre 2022 Raffaele Fitto riceve l’incarico di Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr ma il decreto per rendere operativa la nuova Struttura di Missione viene emanato il 26 aprile 2023, cioè cinque mesi e mezzo dopo.
Un tempo durante il quale, un giorno sì e l’altro pure, diversi esponenti del governo hanno dichiarato nell’ordine “L’obiettivo di spesa per quest’anno non sarà assolutamente raggiunto” (Fitto), “E’ un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati trenta” (Meloni), “Alcuni interventi da qui al 30 giugno 2026 non possono essere realizzati, è matematico” (Fitto), “Abbiamo ereditato dai precedenti governi il peso di scelte sbagliate e ritardi, avremmo fatto altro, ma lavoreremo per realizzarlo” (Meloni), “La vera domanda è se l’Italia ha la possibilità di scaricare a terra 200 miliardi in tre anni. Consiglierei di prendere solo i fondi che si è sicuri di spendere” (Crosetto).
A fine aprile scorso il ministro Giorgetti diceva che per il pagamento della terza rata del Pnrr da parte dell’Europa, pari a 19 miliardi di euro, sarebbe stata questione di ore. Dopo quasi un mese, di quel versamento europeo, non si vede neppure l’ombra e, se le cose procederanno così, è a rischio anche la rata di giugno per un importo di 16 miliardi di euro.
Anche alla luce delle dichiarazioni di ieri del Ministro Fitto che dice “Farò una revisione strutturale di obiettivi ormai superati dagli eventi. Gran parte del Piano non è spendibile. Dovremo definanziare una serie di interventi non strategici”.
La verità è che i tentativi negoziali del Governo italiano per ridistribuire i fondi e per allungarne i tempi di spesa sono falliti.
Anche perché, ad oggi, nessuna proposta compiuta di revisione del Pnrr è giunta sul tavolo di Bruxelles da parte dell’Italia. Insomma, siamo al palo. Con la prospettiva assai concreta di perdere quote significative di risorse comunitarie per la ricostruzione post Covid-19, per la modernizzazione e il rilancio dell’economia italiana.
Il Pd ha offerto collaborazione al governo affinché le opportunità contenute nella programmazione europea non vengano sprecate. Si tratta con tutta evidenza di un interesse nazionale, non solo perché abbiamo bisogno di quelle risorse, ma anche perché riuscire a spenderle è una prova di credibilità e maturità del paese e delle sue classi dirigenti.
E’ una collaborazione che abbiamo confermato di nuovo negli ultimi giorni di fronte al dramma dell’alluvione in Emilia Romagna. Il problema è che nel governo e nella maggioranza non c’è alcuna chiarezza e non emerge alcuna strategia intorno a cui mobilitare il Paese. Parlano del Pnrr solo come un problema e non come una sfida positiva.
Non avvertono l’esigenza di riforme ambiziose. Non hanno il coraggio di scelte veramente innovative in grado di cambiare realmente le cose.
Preferiscono rimanere così. Preferiscono dire che è colpa di chi c’era prima e, tra poco, cominceranno a dire che è colpa dell’Europa che non ci manda i soldi. Cercheranno di svincolarsi da qualunque responsabilità facendo opposizione pur stando al governo. In una parola, faranno propaganda. Solo che così porteranno l’Italia a sbattere.
Alessandro Mazzoli (Pd)
