Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti
Viterbo – Supercar col trucco dalla Germania, Elio Marchetti condannato a 1780 ore di lavori di pubblica utilità.
Si è chiuso ieri con la condanna di Elio Marchetti a tre mesi e 25 giorni in continuazione il processo “bis” scaturito dall’inchiesta Déjà vu, sfociata il 3 maggio 2017 nel blitz di polstrada e finanza presso il salone di via Mainella al Poggino. In totale 2 anni, 11 mesi e 25 giorni di reclusione, sommando con la precedente condanna a due anni e otto mesi, tolto il pre sofferto.
Non sarà però una pena detentiva, perché, come chiesto dal difensore Giuliano Migliorati, i 2 anni, 11 mesi e 25 giorni di reclusione sono stati convertiti dal collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco, pm Eliana Dolce, in 1870 ore di lavori di pubblica utilità presso il banco alimentare Ara Pacis Onlus di Viterbo.
E’ stata invece assolta, come chiesto dalla stessa procura, la sorella dell’imprenditore, Rosalba Marchetti. Condannati a un anno e 8 mesi di reclusione ciascuno la dipendente Emilia Tiveddu e il fornitore tedesco Adrian Glowats, per i quali è venuta meno l’aggravante dell’associazione per delinquere. Sono stati infine condannati a sei mesi ciascuno Giuseppe De Lucia e Domenico Sordo, i due pugliesi arrestati anche loro nel blitz per le immatricolazioni a Foggia.
Difensori dei sei imputati, oltre a Giuliano Migliorati, gli avvocati Francesco e Roberto Massatani, Marco Valerio Mazzatosta, Anna De Cesare, Michele Vaira e Francesco Paolo Ferragonio entrambi del foro di Foggia.
L’operazione Déjà vu sfociò in sei arresti, tra cui quello del noto imprenditore viterbese 49enne, per una presunta maxi evasione fiscale in concorso sulle auto di lusso importate dalla Germania e rivendute presso la concessionaria di via Mainella al Poggino.
Sarebbero 138 le supercar importate dalla Germania eludendo la normativa anti truffe carosello e eludendo il fisco. Una sorta di “sequel” dell’operazione Red Zoll del 2014, secondo la procura, nella convinzione che Marchetti avesse ripreso lo stesso gioco con società diverse.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
