Mammagialla – Hassan Sharaf viene trasferito all’ospedale di Belcolle
Viterbo – Morte in cella d’isolamento del detenuto 21enne egiziano Hassan Sharaf, giovedì scorso avrebbero essere ascoltati due testimoni di parte civile, ma in seguito all’astensione dei penalisti l’udienza è stata rinviata al prossimo mese di dicembre. Con gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli si sono costituiti il cugino che vive a Roma, la madre e la sorella. I due penitenziari accusati di abuso dei mezzi di correzione in concorso per avere schiaffeggiato la vittima poco prima del suicidio sono invece difesi dall’avvocato Giuliano Migliorati.
Nel frattempo, a distanza di cinque mesi, non è stata ancora formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio per la fissazione dell’udienza preliminare a carico dei sei indagati raggiunti a fine novembre dai 415 bis della procura generale di Roma per omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo tra i quali l’ex direttore della casa circondariale di Viterbo, il responsabile e una dottoressa di medicina protetta, il comandante della penitenziaria e due agenti.
Indagati per omicidio colposo, sono tuttora in sospeso l’ex direttore Pierpaolo D’Andria, il responsabile di medicina protetta Danilo Monarca, il responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e la dottoressa di medicina protetta Elena Niniashvili. All’ex direttore del carcere di Mammagialla viene contestato anche il reato di omissione di atti d’ufficio, assieme al comandante della penitenziaria Daniele Bologna e all’agente Luca Floris. Uno dei poliziotti è già imputato, con un collega, nel procedimento per concorso in abuso dei mezzi di correzione che sarebbe dovuto riprendere il 20 aprile davanti al giudice Ilaria Inghilleri del tribunale di Viterbo.
Quando si è impiccato, nel primo pomeriggio del 23 luglio 2018, Hassan Sharaf si trovava da poche ore in cella d’isolamento, in seguito a una sanzione irrogata con provvedimento del consiglio di disciplina in data 9 aprile 2018 ed eseguita in epoca in cui il detenuto si trovava in espiazione di pena inflitta con sentenza di condanna, relativa a un reato commesso da minorenne. “Quindi da espiare presso un istituto penale minorile come peraltro precisato dal procuratore della repubblica presso il tribunale dei minorenni di Roma”, viene sottolineato nelle carte della procura generale.
Per la morte del giovane, deceduto dopo una settimana di agonia al reparto rianimazione dell’ospedale di Belcolle, come detto, è per l’appunto in corso a Viterbo un processo a due agenti della penitenziaria, imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso, in seguito a uno schiaffo, ripreso dalle telecamere interne al carcere, dato al 21enne, che si agitava, poco prima che si impiccasse.
Il 23 luglio, giorno della tragedia, secondo le conclusioni del sostituto procuratore generale della repubblica Tonino Di Bona, avrebbero dovuto essere segnalati adeguatamente “lo stato di agitazione, insofferenza e inquietudine del detenuto e gli atti di autolesionismo posti in essere dallo stesso”, che invece è stato colpito con uno schiaffo al volto che lo ha fatto urtare contro la parete, “omettendo di rispondere e di considerare le ripetute sollecitazioni e richieste” e “chiudendo a chiave la porta del blindo e dello spioncino di ispezione, richiudendo lo spioncino dopo che Sharaf lo aveva riaperto e assicurandone la completa e corretta chiusura”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
