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Vigilante rapinato, sconterà a Mammagialla la pena definitiva uno dei banditi

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Rapina - Una delle macchine rubate per il colpo

Rapina – Una delle macchine rubate per il colpo


Viterbo – È uno dei banditi che hanno rapinato un vigilante alla Quercia il 12 luglio 2021 il 52enne di Grotte Santo Stefano finito in carcere per rapina, ricettazione e porto abusivo d’armi, a distanza di quasi due anni dal colpo, in seguito all’esecutività della condanna, diventata nel frattempo definitiva. 

Il 52enne è stato arrestato e condotto a Mammagialla dai carabinieri della compagnia di Viterbo venerdì scorso, la mattina del 26 maggio, su disposizione della procura della repubblica. Era ai domiciliari dopo avere patteggiato nell’ambito del seguito giudiziario dell’operazione Last Security, sfociata nell’identificazione di tutti i banditi, sia gli autori materiali che i “fiancheggiatori”, tutti appartenenti allo stesso clan familiare.

Sette i componenti della banda, che hanno patteggiato pene comprese tra un minimo di due e un massimo di tre anni e 8 mesi di reclusione.

Uno è stato arrestato nell’immediatezza e l’ultimo a distanza di mesi, per il colpo da 43mila euro in contanti messo a segno il 12 luglio 2021 alla periferia del capoluogo da una coppia di malviventi armati. La guardia giurata fu rapinata anche della pistola di servizio.

L’udienza di patteggiamento si è tenuta il 18 ottobre 2022 davanti al gip Rita Cialoni per un 52enne, un 47enne, un 56enne, un 26enne, un 37enne e un 38enne. Tutti appartenenti allo stesso “clan” familiare e tutti imputati di rapina aggravata in concorso.

All’appello mancava solo l’elettricista viterbese 52enne nel cui casolare di Ponte di Cetti è stata rinvenuta la refurtiva, arrestato nell’immediatezza, il cui percorso giudiziario ha preso un’altra strada.


Rapina - Una delle macchine rubate per il colpo

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Pistola puntata alla tempia del vigilante

La guardia giurata fu intercettata da due rapinatori a volto coperto, che gli avrebbero puntato una pistola alla tempia facendosi consegnare i contanti, davanti a una villa della Quercia. Il vigilantes sarebbe stato confuso con l’allarme di una villa, fatto scattare proprio dai malviventi per avvicinarlo e rapinarlo. 


Coppia intercettata a Ponte di Cetti

La coppia si sarebbe quindi data alla fuga e rifugiata a Ponte Di Cetti, nascondendo la refurtiva nel casolare di un elettricista 52enne situato nella zona residenziale sulla Cassia Sud, facendosi notare da un testimone mentre sostituivano le targhe di una Fiat 500X di colore rosso parcheggiata in strada.


Tre auto, tutte rubate

Nei pressi sono state trovate altre due macchine, per un totale di tre, risultate rubate: oltre alla 500 rossa, una Bmw nera e una Golf grigia. All’interno del casolare, ritenuto il “covo” della banda, oltre ai soldi, furono sequestrati targhe rubate, documenti falsi, maxischermi e biliardini.


Nel casolare dell’elettricista il bottino

Scattato l’allarme sul posto si precipitò la polizia, ma i due sospetti si erano già dileguati. Nell’abitazione dell’elettricista furono però trovate ingenti somme di denaro e altri elementi tra cui delle targhe, per cui l’artigiano cinquantenne fu sottoposto a misura cautelare.

Silvana Cortignani


Fotocronaca: Rapina al portavalori – Le macchine abbandonate dopo la rapina


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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