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Accusato di stalking dopo convivenza lampo, assolto con formula piena mediatore culturale

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Carlo Mezzetti

Carlo Mezzetti

Viterbo – (sil.co.) – Assolto con formula piena il mediatore culturale d’origine senegalese che, dopo una convivenza lampo, è stato denunciato per stalking da una giovane italiana conosciuta al Sacrario l’anno scorso con cui era andato ad abitare nel giro di poche settimane.

Era la primavera del 2022 quando la presunta vittima si sarebbe rivolta al mediatore culturale africano, che in Italia si mantiene facendo il muratore, per sapere come fare a inviare una somma di denaro a uno sconosciuto della Nigeria incrociato su Internet.

L’imputato l’avrebbe scoraggiata dal mandare soldi non si sa come a non si sa chi, come riferito da lui stesso in aula il 12 aprile, difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti, dopo di che tra i due sarebbe nata una simpatia.

Nel frattempo si sono sposati entrambi: la parte offesa con un altro africano e lui con una connazionale. 

“E’ vero, sono stata io a chiedergli di venire a vivere con me a casa mia dopo appena un mese. Poi a fine luglio, quando l’ho accompagnato all’aeroporto per un viaggio nel suo paese, ho sentito che qualcosa non andava e i primi di agosto ho scoperto che si era sposato in Senegal”, ha riferito in aula la parte offesa, che nel frattempo, sempre a agosto, ha conosciuto il futuro marito ghanese, in questura, dove era andata come sostituta del convivente per dare indicazioni a un africano sull’ufficio dove sbrigare la sua pratica. Chiusa la relazione con l’imputato, il 19 ottobre si è quindi sposata, dicendo al giudice, che glielo ha chiesto, di essere felicissima del matrimonio. 

La presunta vittima, a fine settembre, si sarebbe rivolta prima a un centro antiviolenza che l’ha ospitata per qualche giorno in una casa rifugio e successivamente ai carabinieri, facendosi refertare dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a distanza di una settimana dalla presunta aggressione che sarebbe avvenuta il 20 settembre, quando l’imputato l’avrebbe aspettata in casa per chiederle spiegazioni della sua assenza nei giorni precedenti e l’avrebbe schiaffeggiata prima di andarsene sbattendo la porta per non tornare mai più. 

Per l’uomo, difeso dall’avvocato Carlo Mezzetti, è scattato il divieto di avvicinamento alla parte offesa, misura revocata due mesi fa al termine della prima udienza del processo col giudizio immediato che si è concluso ieri davanti al giudice Alessandra Aiello del tribunale di Viterbo.

“Non è vero che l’estate scorsa sono andato in Senegal per sposarmi, io mi sono sposato lo scorso 15 gennaio. La convivenza si era fatta insopportabile. Erano tutto il giorno gelosia e lamenti, gelosia e lamenti. Non poteva durare, in due stanze. Così abbiamo deciso di rompere, ma per un africano come me non è facile trovare una casa in affitto. Ci vuole tempo. Così lei si è offerta di cercarla al posto mio, visto che ho un regolare contratto di lavoro. Mi ha detto di averne trovata una a San Pellegrino, ma il giorno che dovevo andarci lei è sparita e si è rifatta viva dopo giorni. Per questo la stavo aspettando”, ha riferito l’imputato in tribunale.


– Lo caccia di casa e lo denuncia dopo convivenza lampo, nei guai mediatore culturale


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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