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Vetralla – (sil.co.) – Condannato all’ergastolo con tutte le aggravanti tranne la crudeltà per avere ucciso il figlioletto di dieci anni, il 16 novembre 2021 a Vetralla, oggi Mirko Tomkow dovrebbe affrontare la corte d’assise d’appello di Roma cui ha presentato ricorso la difesa, secondo cui l’ex muratore 46enne d’origine polacca non voleva la morte del bambino.
Il condizionale è d’obbligo dopo che lo scorso 4 maggio la prevista udienza è incredibilmente saltata, slittando al 27 giugno, per la mancata notifica all’imputato, in carcere da oltre un anno e mezzo.
La sentenza di primo grado è dell’8 luglio 2022, quando la corte d’assise del tribunale di Viterbo ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paola Conti.
Il difensore Pier Paolo Grazini, come si ricorderà, sostiene la tesi dell’omicidio colposo, dal momento che il padre avrebbe messo lo scotch sulla bocca del figlio per farlo stare zitto, non per ucciderlo.
Tomkow è stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Per la difesa – che chiede la riqualificazione del reato in omicidio colposo – la sentenza è “ingiusta ed illegittima” e “la nastratura sul viso del bambino non è stata messa al fine di uccidere ma all’evidente fine di farlo tacere”.
La mamma e gli zii del piccino sono assistiti dall’avvocato di parte civile Michele Ranucci.
Il 46enne è inoltre imputato di maltrattamenti in famiglia e violazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla moglie Mariola e al piccolo Matias.
Un anno e mezzo fa ha ucciso il figlioletto di 10 anni soffocandolo con il nastro da pacchi sulla bocca, nascondendo il cadavere nel cassettone del letto, sferrandogli tre coltellate una delle quali al cuore, conficcandogli il coltello nella gola e cospargendo il corpo del piccolo di benzina.
Per portare a compimento il piano si era stordito ubriacandosi con la vodka”, ha sottolineato la pm Conti durante la discussione, parlando di ulteriore aggravante per l’assassino reo confesso. “Tomkow aveva comprato la benzina a agosto, dopo avere minacciato la moglie di darle fuoco”, ha ricordato la sostituta.
L’imputato non avrebbe dovuto trovarsi in quella casa del civico 6 di Stradone Luzi da cui era stato allontanato due mesi prima, il 10 settembre, per maltrattamenti in famiglia, col divieto di avvicinarsi alla moglie e al figlioletto.
A disporre la misura era stata la stessa pm Conti, nonostante la moglie non avesse voluto sporgere denuncia, ritenendo pericoloso il prosieguo della convivenza e chiedendo per Tomkow il processo col giudizio immediato.
– Padre all’ergastolo per l’omicidio del figlioletto, rinviato il processo d’appello
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
