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Siena – (sil.co.) – Caso David Rossi, prosciolti “perché il fatto non sussiste” il magistrato viterbese Aldo Natalini e gli altri due pm di Siena indagati dalla procura di Genova per cui il 14 marzo è stata chiesta l’archiviazione.
“L’archiviazione deve essere disposta con la formula ‘perché il fatto non sussiste’”, sottolinea nella decisione il gip del tribunale del capoluogo ligure Nicoletta Guerrero.
L’ex capo della comunicazione di Mps è morto dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena il 6 marzo 2013.
I tre pm della procura della repubblica del capoluogo toscano finiti indagati per falso aggravato in concorso sono Nicola Marini, Aldo Natalini e Antonino Nastasi. Parte offesa Antonella Tognazzi, vedova del capo comunicazione Mps.
In sostanza mentre per i pm genovesi il fatto sussisteva ma non c’era dolo, da cui la richiesta di archiviazione, per il gip Guerrero, i pm Natalini, Marini e Nastasi non hanno proprio fatto nulla di sbagliato.
I pm genovesi avevano ravvisato l’elemento oggettivo del reato, avendo i pm senesi “nelle immediatezze compiuto un primo sopralluogo nella stanza occupata da David Rossi nella sede del Monte Paschi prima dell’intervento della polizia scientifica e senza verbalizzare le operazioni compiute”. L’omissione oggettiva del mancato verbale, per i pm genovesi, dunque c’era. Anche se penalmente irrilevante per assenza dell’elemento soggettivo, cioé del dolo.
Il falso omissivo dei pm senesi sarebbe consistito nel non aver redatto un verbale dopo il primo sopralluogo compiuto, nell’ufficio del manager nella sede Mps, appena rinvenuto il corpo di David Rossi.
“Tuttavia – sottolinea il gip – il requirente non spiega quale sia la fonte normativa che, nelle circostanze date, imponeva ai pubblici ministeri di Siena di redigere un autonomo verbale, rispetto a quello redatto dalla polizia giudiziaria”.
“Risulta con certezza che – dicono le motivazioni della decisione depositata ieri – durante l’accesso nell’ufficio del Rossi, erano presenti il pubblico ministero di turno Nicola Marini e due altri sostituti Aldo Natalini ed Antonino Nastasi che si occupavano delle indagini sul crack della Banca Monte dei Paschi di Siena, nonché ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria dei carabinieri e della polizia”.
Per il gip il compito di redigere il verbale non spettava ai pm.
“Fu in questa circostanza che il dottor Marini, sentita la diatriba tra la dottoressa Baiocchi Alessia, dirigente dell’ufficio prevenzione generale della questura di Siena, ed il colonnello Aglieco su chi dovesse condurre le indagini, attribuì detto compito alla polizia di stato. Il dottor Marini assunse quindi di fatto, come gli consente l’articolo 370 del codice di procedura penale, la direzione delle indagini, con la conseguenza che spettava alla polizia di stato, incaricata di condurre le indagini, la funzione di assistere il magistrato e di redigere i verbali e le annotazioni di rito. Cosa che come sopra detto fu eseguita dagli assistenti Marini e Romano”.
Per il gip non è colpa dei pm se poi la verbalizzazione fatta non dava conto del sopralluogo in modo esteso.
“Di nessuna rilevanza riveste l’assunto che l’attività compiuta dai pubblici ministeri dovesse essere ulteriormente riprodotta nel verbale. Non è quindi ravvisabile nessun obbligo per i pubblici ministeri intervenuti di redigere un autonomo verbale, di cui del resto non si percepisce nemmeno l’utilità che avrebbe avuto”.
Chi è Aldo Natalini
Eccellenza della Tuscia, Aldo Natalini, 47 anni, si è laureato con lode in giurisprudenza nel Duemila all’università di Perugia. Fino a diventare uno dei pm più in vista a livello nazionale. Tra i titolari delle grandi inchieste che hanno riguardato il Monte dei Paschi e la morte di David Rossi.
Avvocato dal 2004 al 2008 e magistrato onorario fino al 2008, Natalini è magistrato ordinario dal 2009. E’ allora che si è trasferito a Siena, dove ha ricevuto il suo primo incarico, come sostituto procuratore della repubblica. Cinque anni fa, il 7 novembre 2017, al centro di smistamento delle Poste di Sesto Fiorentino, la polizia ha intercettato una lettera, con un proiettile, indirizzata al pm Natalini. Nella busta un testo con minacce, ritenute gravissime, per cui è stato messo sotto scorta.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

