Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro
Viterbo – (sil.co.) – Business del caro estinto a Belcolle, verso la prescrizione il processo per le presunte mazzette pagate dalle pompe funebri ai necrofori per accaparrarsi “clienti” alla camera mortuaria dell’ospedale di Viterbo.
È il processo a 14 imputati scaturito dall’operazione Anubi, sfociata all’alba del 9 maggio 2014 nell’arresto dei tre necrofori in servizio alla morgue dell’ospedale, uno dei quali nel frattempo deceduto. I reati contestati saranno estinti per prescrizione entro Natale, motivo per cui, essendo praticamente impossibile arrivare a una sentenza di primo grado entro dicembre, il collegio ha rinviato l’udienza a febbraio, per un’ultima verifica e decretare la morte del processo. Senza innocenti, né colpevoli.
Ai domiciliari finirono Floriano Franklin Canela, Carlo Eleuteri e Fabrizio Valeriani. Quest’ultimo, in realtà soltanto un ausiliario, “uno dei 180 ausiliari di Belcolle, supplente dal 23 marzo 2008”, come chiarito dal difensore Marco Russo alle udienze dell’11 maggio e del 2 novembre 2022. La stessa in cui il reato è stato dichiarato estinto in seguito alla morte dell’imputato per Canela, il noto maestro brasiliano di capoeira deceduto il 29 gennaio dell’anno scorso a 70 anni.
Avrebbero dovuto essere sentiti ancora una decina di testimoni dell’accusa e una quindicina di testimoni delle difese, più l’esame degli imputati. Per sveltire le “pratiche”, un anno fa si provò a calendarizzare sei udienze, ma non è bastato.
“Un giro d’affari da 40mila euro l’anno”, ha spiegato l’11 maggio dell’anno scorso l’allora direttore sanitario dell’ospedale Giuseppe Cimarello, in carica dal 2011 al 2015, moltiplicando i 50 euro di mazzetta per ogni funerale per i circa 800 morti l’anno della camera mortuaria, tra i circa 600 di Belcolle e i circa 200 di media portati da altri comuni.
Il caso è esploso nella primavera 2013, quando il direttore del personale Luca Guerrini disse a Cimarello di “rumors” relativi a una certa “confusione nella mance”, a favoritismi nell’assegnazione alle ditte degli “armadietti” e a presunte “indicazioni” dal pronto soccorso sui pazienti in di vita, per cui le agenzie funebri avevano chiesto una riunione senza i necrofori.
Ci sarebbe stato anche un “gergo” ad hoc, come ricordato durante il dibattimento dalla pm Paola Conti: il cenno della mano aperta indicando le cinque dita per dire 50 euro, oppure frasi come “pagare il caffè” e “fornire il saluto”. Cimarello, lì per lì, avrebbe creduto veramente che si trattasse solo di un caffè.
Venne fuori che chi non pagava veniva messo in disparte. Le camere mortuarie, ad esempio, erano diverse, in parte ristrutturate e in parte no. Chi non pagava finiva in quelle più piccole e vecchie lungo il corridoio”.
Parte civile con l’avvocato Daniela Piccioni la Asl di Viterbo, i 14 imputati sono accusati a vario titolo di corruzione in concorso e concussione per induzione, mentre il reato inizialmente ipotizzato dalla procura era induzione per costrizione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
