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Carabiniere minacciato di morte, il boss Rebeshi: “Trovo una pistola ed è fatta”

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Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Roberto Afeltra

Il difensore Roberto Afeltra

Remigio Sicilia

L’avvocato di parte civile Remigio Sicilia

Viterbo – “Se il messicano ce l’ha con me, con 300 euro compro una pistola, scopro dove abita ed è fatta… devo lasciare qualche bambino senza padre”. Lo avrebbe detto Ismail Rebeshi, minacciando di morte un maresciallo della compagnia dei carabinieri di Viterbo, colpevole, a suo dire, di avergli puntato una pistola alla testa e di avergli bruciato due camion Iveco nel piazzale della sua rivendita di auto sulla Cassia Nord la notte tra il 19 e il 20 agosto 2017. 

Sarebbe dovuto riprendere ieri davanti al giudice Roberto Cappelli il processo in cui il boss di mafia viterbese, difeso dallo storico avvocato Roberto Afeltra, presente in video collegamento dal carcere di Cuneo dove il 40enne albanese è detenuto al 41 bis, è imputato di diffamazione, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale. Parte civile il militare, assistito dall’avvocato Remigio Sicilia.

L’udienza destinata all’ascolto di due colleghi della parte offesa, dopo una lunga attesa, è stata però rinviata al prossimo autunno, quando dovranno essere sentiti la parte offesa e altri quattro testi del pm. 

“Ai festini con le donne da Cesare si beve e si pippa… ci sono pure esponenti delle forze dell’ordine, sono loro che mi passano informazioni sul messicano”. Lo avrebbe detto ai carabinieri, mentre minacciava di morte il maresciallo conosciuto tra i colleghi come il “messicano”, il boss di mafia viterbese Ismail Rebeshi.

E ancora: “Se il messicano ce l’ha con me, a 300 euro trovo una pistola, scopro dove abita ed è fatta”. “Io vengo a sapere tutto da persone che vanno a fare i festini da Cesare”, avrebbe detto Rebeshi. 

E ancora: “Alle cene con le donne che organizza Cesare si beve e si pippa, sono cene particolari, cui partecipano anche esponenti delle forze dell’ordine, sono loro che mi dicono cosa fa il messicano”.

Silvana Cortignani


Articoli: “Ai festini con le donne da Cesare si beve e si pippa… ci sono pure esponenti delle forze dell’ordine” – Minacce di morte a un carabiniere, il boss Rebeshi: “Devo lasciare qualche bambino senza padre”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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