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Viterbo – Dopo averlo picchiato, scoperto che apparteneva alle forze dell’ordine, avrebbero cercato di farlo passare per uno stupratore di minorenni. Fatto sta che oltre a finire in ospedale con una prognosi di 40 giorni, è finito anche indagato per violenza sessuale. In pratica gli aggressori, capito di averla fatta grossa, avrebbero cercato di spacciarsi per paladini di una presunta vittima di abusi che però tale non era.
È la vicenda dell’allievo maresciallo dei carabinieri 22enne, residente in un centro della provincia di Viterbo, vittima di una brutale aggressione messa a segno lo scorso 29 gennaio in una una discoteca di Caprarola da parte di due 19enni, entrambi di Manziana (Rm), arrestati all’alba del 13 giugno dalla squadra mobile della questura di Viterbo.
Ai domiciliari con l’accusa di rapina e lesioni personali aggravate, i due giovani, a suon di botte in faccia, hanno spezzato due denti al 22enne e gli hanno anche fratturato il naso, con una prognosi di 40 giorni, dopo averlo derubato del telefono cellulare e del portafogli.
Il tutto per una ragazza minorenne, ex fidanzata di uno degli arrestati, che quella sera avrebbe familiarizzato con il 22enne, in abiti civili in quanto fuori servizio e anche lui semplice avventore del locale, scatenando la reazione del 19enne che, avendo sorpreso la coppia a scambiarsi effusioni, si sarebbe scagliato contro il rivale col supporto dell’amico.
Era la notte tra il 28 e il 29 gennaio quando al numero unico di emergenza 112 è giunta una segnalazione per rapina e violenza sessuale in una discoteca di Caprarola.
Secondo quanto appurato dagli investigatori, dopo avere scoperto dal tesserino dell’arma custodito all’interno del portafoglio che il rivale appena ridotto a una maschera di sangue era un carabiniere, avrebbe cominciato a chiedere ripetutamente alla ex se l’avesse stuprata, “facendo divenire la versione univoca dei fatti quella di una spedizione punitiva in difesa della minore”, come si legge nella nota della questura relativa al duplice arresto.
Alla polizia è però bastato visionare le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del locale e ascoltare i numerosi testimoni per escludere in breve l’ipotesi della violenza sessuale.
Pronto a costituirsi parte civile contro i suoi aggressori il 22enne, assistito dall’avvocato Paolo Delle Monache, il quale, nonostante la velocissima archiviazione, oltre che con una lunga convalescenza, si è trovato anche a dovere fare i conti con l’apertura di un’indagine per il grave reato di violenza sessuale su una minorenne.
Oltre al danno, la beffa. Analizzando gli smartphone degli arrestati e anche quello della minorenne, sono emerse conversazioni in cui il brutale pestaggio veniva commentato con affermazioni di esultanza per aver picchiato un appartenente alle forze dell’ordine.
Non si escludono ulteriori sviluppi nelle indagini, al centro delle quali sarebbero finiti anche altri soggetti.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

