Viterbo – 27 anni, ingegnere biomedico e già un curriculum che vanta un contratto da ricercatore e riconoscimenti internazionali. È Leonardo Geronzi, nato e cresciuto a Viterbo. Divenuto ora una delle eccellenze della Tuscia, grazie alla creazione di un innovativo modello digitale di aorta.
Leonardo Geronzi
La settimana scorsa è volato in Colorado, negli Stati Uniti, dopo che il suo progetto è stato selezionato assieme ad altri 200 su scala internazionale. Da lì, l’ulteriore passaggio, tra i migliori 36. E poi il podio, dopo una sessione apposita. “Ho raggiunto il secondo posto alla PhD-level competition, la sessione più importante di una delle conferenze biomedicali più prestigiose e rilevanti al mondo, la SB3C, Summer Biomechanics, Bioengineering, and Biotransport Conference” annuncia con orgoglio. “Sono stato premiato come primo Runner-Up” precisa.
Il progetto per il quale è salito sul podio assieme ad altri due giovani ricercatori che lavorano in California e in Missouri, riguarda la creazione di un “modello digitale di aorta calibrato in modo innovativo con i dati del paziente derivanti da immagini di risonanza magnetica – spiega -. Questo modello permette di studiarne il comportamento e analizzare più accuratamente i fenomeni legati alla formazione e alla crescita dell’aneurisma dell’aorta e all’eventuale rottura“.
Ma cosa c’è di innovativo rispetto al passato? “Si tratta di un modello più accurato rispetto a quello che c’è al momento allo stato dell’arte in letteratura – spiega il 27enne -, e tiene conto di fenomeni mai considerati prima, come il battito cardiaco applicato all’aorta. Inoltre, tiene in considerazione l’interazione dell’aorta con gli organi adiacenti, come la spina dorsale e il tessuto molle”.
Dopo aver frequentato il liceo scientifico Ruffini, Geronzi si è laureato all’università di Pisa nel 2019 e ora sta frequentando un dottorato del progetto europeo Horizon 2020 MeDiTATe, in collaborazione con due partner. “Il periodo di formazione e ricerca prevede 18 mesi da svolgere in partner aziendali e 18 in una delle università che partecipano al progetto. Dopo essere stato in Ansys, a Lione, ora lavoro all’università di Roma Tor Vergata. In tutto siamo 14 ricercatori under 30 sparsi per l’Europa. Una rete ampia di professori, chirurghi, tecnici e ingegneri davvero stimolante – conclude -. È una sfida che mi motiva a lavorare con entusiasmo ogni giorno”.
Barbara Bianchi
