Vetralla – (sil.co.) – Rischia una condanna penale a due mesi di arresto e ben 13mila euro di ammenda il titolare di una ditta adibita al taglio di un bosco di proprietà del comune di Vetralla a monte Panese, una zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
Era il 13 gennaio 2021 quando i carabinieri forestali, intervenuti in seguito a una segnalazione, scoprirono una discarica abusiva di circa 400 metri quadri nel piazzale destinato ai materiali del taglio.
Carabinieri forestali
“Si trattava di un versamento di rifiuti non pericolosi, inerti derivati dall’edilizia, materiali di risulta delle abitazioni, triturati e utilizzati per dare consistenza al terreno, bagnato dalle recenti piogge. Il tecnico agronomo forestale, da noi interpellato, ha detto che non ne sapeva nulla, ma ha intimato al titolare della ditta che lì quel materiale non poteva stare”, ha spiegato al giudice onorario Roberto Cappelli uno dei forestali intervenuti sul posto.
“Il titolare ha spiegato che il materiale era lì per stabilizzare il piazzale in seguito alle recenti piogge. Ma non aveva nessuna autorizzazione, né paesaggistica, né edilizia, nessuna certificazione di idoneità del materiale, niente da parte del comune”, ha proseguito il testimone.
“Una cosa del genere non si fa quasi mai in un piazzale per cui si sceglie un terreno agricolo, oltretutto in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Anche se non pericolosi, si tratta di rifiuti a tutti gli effetti. La prassi è aspettare che il terreno si asciughi da solo, fermando i lavori per 10-15 giorni. Anche perché per le autorizzazioni ci vogliono minimo 3-4 mesi”, ha quindi sottolineato il maresciallo.
Prima di congedare il militare, il giudice gli ha chiesto se l’area sia stata ripristinata, sentendosi rispondere “non fino a pochi mesi fa, il materiale ormai si è amalgamato con la terra ed è diventato tutt’uno col terreno”,
L’accusa ha chiesto una condanna a due mesi di arresto e 13mila euro di ammenda.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
