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Acquapendente – (sil.co.) – Ex sindaco Bambini e altri quattro imputati accusati di tangenti, una memoria congiunta delle difese e la richiesta della pm Eliana Dolce di fare valutazioni di merito, alla luce del fascicolo “madre” dell’inchiesta Vox Populi, hanno fatto slittare al prossimo mese di settembre la verifica dei tempi relativi alla prescrizione del processo da “record”, nel senso che non è mai entrato nel vivo con l’ascolto dei testimoni.
Le ipotesi di reato per cui il 17 ottobre 2016 due funzionari comunali e due imprenditori di Acquapendente sono finiti ai domiciliari erano corruzione, turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. Da quegli arresti è scaturito il processo “Vox populi uno”, un giudizio immediato partito il successivo gennaio, a distanza di appena tre mesi dall’operazione, che deve ancora concludersi.
Oltre all’ex sindaco Alberto Bambini, sono imputati nel “Vox populi bis” anche l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del comune Ferrero Friggi, gli imprenditori Marco Bonamici ed Enrico Barberini e l’operaio Giuliano Colonnelli, dipendente del già indagato imprenditore Fabrizio Galli. Parte civile contro tutti gli imputati ad eccezione dell’ex sindaco il Comune di Acquapendente.
Vox populi, un’inchiesta che ha fatto epoca.
L’ex sindaco c’è finito in mezzo per la famosa “tangente a fin di bene”, chiesta dall’imprenditore Fabrizio Galli al collega Mauro Gioacchini all’inizio di maggio 2015: cinquemila euro ciascuno, per spartirsi due appalti di asfaltatura, che Bambini avrebbe chiesto per l’acquisto di un’apparecchiatura per l’ospedale.
Nel mirino della procura, ancora una volta, anche la gara per l’affidamento dei lavori di messa in sicurezza della scuola elementare Sant’Agostino, per un valore di 790mila euro; la gara per i lavori di asfaltatura del 2015; e poi, il permesso a costruire alla società che ha realizzato il centro commerciale in località Cufaro.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
