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”Falerii Novi Project”, presentato il secondo anno di scavi archeologici

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Fabrica di Roma – (g.denov.) – È stato presentato, nella cornice dell’abbazia di Santa Maria in Falleri, il secondo anno di scavi archeologici del “Falerii Novi Project”, un progetto le cui ricerche sono dirette da un prestigioso team internazionale che coinvolge la British School at Rome, l’Università di Toronto, l’Università di Harvard, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università di Ghent.


Abbazia Santa Maria in Falleri

Abbazia Santa Maria in Falleri


A fare gli onori di casa il sindaco di Fabrica di Roma Claudio Ricci, “L’essere a Falerii Novi, terra falisca, non può non richiamare lo stretto collegamento con Falerii Veteres, l’odierna Civita Castellana. Ringrazio quindi i presenti, a partire dal prefetto Antonio Cananà, il questore di Viterbo Fausto Vinci e i sindaci di Civita Castellana e Corchiano Luca Giampieri e Gianfranco Piergentili”.

“Lo scorso anno sono venuto per curiosità, quest’anno anche se non sono stato invitato – ha dichiarato in tono ironico il prefetto Antonio Cananà – sono venuto per convinzione. È importante valorizzare questi scavi e questo lavoro fatto sul territorio”.


Claudio Ricci e Fausto Vinci

Claudio Ricci e Fausto Vinci


“Per me questa è la prima volta – afferma il questore di Viterbo Fausto Vinci – e mi fa piacere vedere tutti questi giovani impegnati in un progetto così importante e ambizioso”.
 
Il progetto Falerii Novi analizza lo sviluppo urbano di questa città romana dell’Etruria meridionale. Il sito, centrale per la comprensione dell’urbanizzazione dell’Italia centrale in epoca romana e post-romana, è stato oggetto di pochi scavi. Nel 1997, nell’ambito del Tiber Valley Project, il BSR e la Southampton University hanno intrapreso un’importante indagine geofisica del sito, rivelando un piano eccezionale della città. I recenti lavori GPR delle università di Cambridge e Ghent hanno fornito ulteriori dettagli.


Claudio Ricci e Antonio Cananà

Claudio Ricci e Antonio Cananà


Sulla base di queste indagini, il BSR, insieme alle università di Toronto, Harvard e Ghent, con il supporto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, ha avviato una serie di scavi volto a studiare lo sviluppo intramurale della città.

“Una prima stagione di sopralluoghi è stata condotta nel giugno 2021 con una serie di pozzi di prova scavati in tutta la città insieme a una campagna di carotaggio paleoambientale – afferma il ricercatore Seth Bernard – i principali scavi sono iniziati nell’estate del 2022. I ricercatori stanno ricostruendo la storia un manufatto alla volta.

Da piccole monete a minuscoli pezzi di ceramica e persino ciuffi di terra, insieme a un gruppo di studenti laureati dell’Università di Toronto stiamo lavorando per portare alla luce una storia su come una città romana fondata nel 241 a.C. ha vissuto e respirato nel tempo”.


Stephen Kay - British School at Rome

Stephen Kay – British School at Rome Faleri


Nell’ambito di un progetto quinquennale, Bernard collabora con colleghi dell’Università di Harvard e della British School at Rome. Ha anche lavorato con un team dell’Università di Ghent in Belgio durante la stagione di quattro settimane la scorsa estate. Il progetto funziona su concessione della Soprintendenza di archeologia per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

A parte le parti delle mura originarie della città ancora in piedi, il sito è una panoramica pianura di campi agricoli e uliveti. Ma sepolta sotto c’è l’affascinante storia di una città fondata più di 2000 anni fa che, al suo apice, ospitava circa 15.000 persone.

Circa 35 studiosi di diversi campi si sono concentrati su tre siti di scavo separati. Un sito, supervisionato dalla British School at Rome, si è concentrato su una delle strade principali della città, che secondo i ricercatori comprendeva sia case che attività commerciali.
Gli studenti delle Università di Toronto e di Harvard, nel frattempo, hanno lavorato in due siti separati. Uno è un edificio del mercato e l’altro è una casa ritenuta residenza di una delle famiglie d’élite della città, che in seguito ha cambiato funzione per accogliere attività più lavorative con il passare dei secoli.
 


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