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Roma – (sil.co.) – Frode fiscale milionaria, 19 avvisi di fine indagine ad altrettanti indagati tra i quali un professionista cinquantenne del capoluogo.
Tanti sono i 415 bis fatti recapitare nei giorni scorsi dal sostituto Maria Sabina Calabretta della procura della repubblica di Roma, che preludono alla richiesta di rinvio a giudizio.
Parte offesa l’erario dello stato nella persona del direttore protempore dell’agenzia delle entrate.
Tra gli indagati, oltre al professionista viterbese, spiccano il legale rappresentante dal 31 gennaio 2012 al 12 novembre 2019 e l’amministratore “di fatto” fino al 27 maggio 2019 di una società specializzata nella distribuzione di prodotti informatici con sede a Roma.
Società che, secondo l’accusa, ai fini di evadere l’imposta sul valore aggiunto, si sarebbe avvalsa di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse da una serie di società, indicando, per la sola dichiarazione 2017 relativa a detta imposta, elementi passivi fittizi per oltre 4 milioni e mezzo di euro. Ed è solo la punta dell’iceberg.
Tra le persone finite sotto la lente della procura di Roma anche diversi giovanissimi, tra cui una trentenne domiciliata presso una comunità di recupero di Civitavecchia, nonché una pensionata ultraottantenne di Roma.
Coinvolte diverse società di Roma e altre province del Lazio ma anche società con sede in Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania, Puglia, Sicilia, per lo più a responsabilità limitata ma anche un paio di società per azioni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
