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Già condannato a 4 anni per rapina, topo d’appartamento chiede di patteggiare otto mesi

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Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Il 3 settembre 2020 mette a segno un furto in appartamento di Roma, picchiando e minacciando con un cacciavite marito e moglie che lo hanno scoperto prima di darsi alla fuga.

A distanza di due mesi, l’11 novembre di tre anni fa, svaligia un’abitazione a Villa San Giovanni in Tuscia. Stavolta senza essere intercettato dai padroni di casa.

Identificato e catturato, il bandito recidivo ha già patteggiato per la rapina impropria nella capitale una condanna a 4 anni di reclusione e 1200 euro di multa, con lo sconto di un terzo della pena del rito. Non si è invece ancora concluso il processo per il colpo nel Viterbese. 

A Roma, vistosi scoperto dalla moglie del proprietario, avrebbe dato alla donna una spallata, avventandosi poi contro il marito, intervenuto per difenderla quando ha sentito le grida, minacciando infine di colpire la coppia con un cacciavite per guadagnarsi l’uscita.

Venerdì il giudice onorario Roberto Cappelli ha rigettato la richiesta di patteggiamento a una pena di 8 mesi di reclusione per il reato di furto aggravato, in continuazione con la precedente condanna, concordata dal difensore d’ufficio Simona Bellezza con la pm Paola Conti, invitando le parti a correggere alcune imprecisioni nel calcolo. 

In particolare, non sarebbe stato tenuto adeguatamente conto dell’aggravante della recidiva specifica infraquinquennale contestata all’imputato. Prossima udienza a fine luglio. Il ladro incorreggibile se la caverà comunque, ancora una volta, con lo sconto di un terzo della pena.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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