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Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Non doveva morire. È stato il garante della democrazia in Italia in un momento difficile, in cui l’azione giudiziaria di stava configurando come una dittatura che ha cancellato letteralmente i partiti.
Tra il ’92 e il ’93 i partiti, non i colpevoli di reati, sono stati incriminati, e sono spariti. La magistratura ha stretto un patto con la sinistra che l’ha rappresentata. Berlusconi ha fatto la resistenza.
Grazie a lui dalla Repubblica dei partiti si è evitata la dittatura, stabilendo il bipolarismo sul quale oggi si è stabilizzata la nostra democrazia. Non gli è stato perdonato.
Ed è iniziata subito un’aggressione giudiziaria senza precedenti e senza fondamento. Le inchieste contro di lui erano tutte inchieste politiche fino a quella infame e subdola che ha investito il suo privato per screditarlo politicamente.
Un’azione intollerabile che il presidente della Repubblica avrebbe dovuto denunciare e fermare. Un’azione così scandalosa che dura anche oltre la sua morte, anche se Berlusconi è morto innocente. Ma sempre sotto inchiesta. Intollerabile.
Dopo il caso Tortora lo scandalo più grande di un potere giudiziario che si fa potere politico.
Ufficio stampa Vittorio Sgarbi
