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Orte – (sil.co.) – “Io sono dell’Isis e vi ammazzo quando voglio”, avrebbe minacciato i carabinieri che volevano perquisirlo.
È successo nel 2015 a Orte quando un immigrato da tempo residente in Italia, per sottrarsi a un controllo dei carabinieri che volevano perquisirgli un borsone sospetto, si sarebbe scagliato contro i militari con i soliti insulti da campionario e minacce di morte ispirate dalle cronache dell’epoca, “io sono dell’Isis”, arrivando a denudarsi completamente alla presenza anche di minori.
Arrestato per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e condotto in caserma, è poi finito a processo anche per atti osceni in luogo pubblico e ricettazione, dal momento che all’interno del borsone nascondeva 7-8 cellulari, alcuni dei quali sarebbero stati denunciati come rubati.
A distanza di otto anni, ieri è stato ascoltato uno dei carabinieri intervenuti, il quale ha ricostruito l’episodio per cui sono scattate a suo tempo le manette davanti al giudice Silvia Bartollini.
L’avvocatessa Zuzola, che assiste l’imputato, ha ricordato come l’anno successivo, nel 2016, sia stato sottoposto a perizia psichiatrica e dichiarato invalido totale. “Ogni due anni, da allora, deve sottoporsi a controlli presso la Asl di Viterbo. L’ultima volta che la diagnosi è stata confermata è stato il 7 agosto 2022, come da certificato esibito dalla sorella dell’imputato, che gli fa da amministratore di sostegno”, ha sottolineato la legale.
Per la sentenza c’è però ancora da sentire l’ultimo testimone dell’accusa.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
