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Viterbo – (sil.co.) – Villa super lusso con annesso museo privato etrusco-romano in vendita online, pubblicizzata online su due siti italiani ed esteri.
All’interno una collezione di reperti archeologici, passati al setaccio dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Roma che, scoperta dalle foto della magione l’esistenza del prezioso tesoretto custodito nel museo “privato”, si sono recati sul posto, a San Martino al Cimino, scoprendo che le “antichità” erano detenute abusivamente.
Le indagini, avviate a dicembre 2016, si sono concluse a luglio 2017 con l’accusa di illecita detenzione e ricettazione di beni culturali a carico della coppia di proprietari originali della dimora e del compratore che l’avrebbe acquisita in permuta con tutti i beni, difesi rispettivamente dagli avvocati Giovanni Labate e Antonello Cecchini.
Ieri mattina le indagini – condotte tra San Martino, Viterbo e Tuscania – sono state ricostruite da un militare del nucleo tutela patrimonio culturale di Roma davanti al giudice onorario Roberto Cappelli.
Il testimone ha spiegato come tra i pezzi di maggior pregio ci fossero due grandi anfore vinarie di epoca romana, un calice in bucchero etrusco e una testina di marmo femminile.
“Le due anfore romane le abbiamo rinvenute a San Martino, altri 19 pezzi nella casa di Viterbo del proprietario e 5 a Tuscania. Ma tantissima roba, rispetto a quanto visto sulle foto delle due inserzioni pubblicitarie, è andata perduta. Nel senso che non l’abbiamo materialmente ritrovata”, ha sottolineato.
Il processo riprenderà in autunno.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
