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Era accusato di avere picchiato la madre invalida per il bancomat, assolto figlio 46enne

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Noemi Palermo

Noemi Palermo

Sutri – (sil.co.) – “Io vi meno e vi ammazzo tutti”, avrebbe detto un figlio alla madre. Accusato di avere picchiato l’anziana per giunta invalida per farsi dare il bancomat e di avere minacciato di morte la madre, il padre e la sorella, un 46enne di Sutri è stato assolto mercoledì con la formula piena “perché il fatto non costituisce reato”. 

La stessa procura, lo scorso 7 giugno, aveva chiesto l’assoluzione per il reato di maltrattamenti in famiglia, il non luogo a procedere per il presunto sequestro di persona e la riqualificazione in appropriazione indebita del reato di estorsione. 

I fatti per cui l’uomo è finito  processo sarebbero avvenuti nel giro di pochi giorni, tra il 2 e il 7 febbraio 2017. 

Secondo la denuncia, l’allora quarantenne avrebbe minacciato di morte la madre, sottraendole il cellulare, le chiavi di casa e la macchina, chiudendola all’interno dell’abitazione, costringendola con le botte e minacciandola di morte a consegnargli la tessera bancomat da cui avrebbe prelevato duemila euro.

Ha chiesto l’assoluzione il difensore Noemi Palermo: “In casa era il mio assistito che si occupava di tutto, dalla spesa al pagamento delle bollette, essendo la madre invalida e il padre ricoverato in ospedale”.

“Non l’ha minacciata, né picchiata, né abbandonata chiusa in casa. In quei giorni era in ospedale, a fianco del genitore, le cui condizioni si erano aggravate, tanto che il padre è morto il giorno successivo alla denuncia, l’8 febbraio di sei anni fa”, ha concluso la legale al termine della discussione spiegando le ragioni del prelievo.


 – Figlio accusato di botte e minacce di morte alla madre: “Io vi meno e vi ammazzo tutti”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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