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Armato di sega pretende metadone al Serd, contestata la rapina a mano armata

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Carabinieri

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Il pm Michele Adragna

Il pm Michele Adragna

Civita Castellana – (sil.co.) – Pretende metadone brandendo un seghetto a serramanico contro una dottoressa e un’infermiera del Serd, contestata la rapina a mano armata.

La pesante aggravante è stata contestata al tossicodipendente cinquantenne di Civita Castellana inizialmente finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per rapina.

E’ successo martedì quando il sostituto procuratore Michele Adragna ha corretto il capo d’imputazione, sottolineando come, in base a quanto emerso fin qui dall’istruttoria, ci sia l’aggravante dell’utilizzo dell’arma, nella fattispecie, per l’appunto, il seghetto a serramanico con cui ha terrorizzato le vittime la mattina del 18 febbraio 2019 prima di essere arrestato dai carabinieri.

“Voglio il metadone per tutta la settimana, sennò faccio il macello”, avrebbe urlato al personale sanitario del Serd, brandendo contro di loro l’arma. L’imputato è difeso dall’avvocato Gaia Cossio Di Codroipo. 

Le persone offese sono state ascoltate il 16 marzo di un anno fa. Lo scorso 26 ottobre avrebbero dovuto essere sentiti due testimoni della difesa, il cui interrogatorio è stato rinviato al 15 marzo 2022 quando è stato rinviato ancora, per la diversa composizione del collegio. L’ultimo rinvio risale appunto a martedì, quando l’unico adempimento è stato l’annuncio della correzione del capo d’imputazione da parte del pm. Si tornerà in aula, salvo imprevisti, nella primavera del 2024.

“Voleva il metadone per tutta la settimana e non solo il giornaliero. Quando gli ho ricordato che dovevamo sentire il fratello, perché i percorsi terapeutici sono concordati coi familiari, ha detto che avevano litigato e che non voleva che lo chiamassimo, sferrando il seghetto da potatura che aveva nella giacca”, hanno spiegato all’udienza del 16 marzo dell’anno scorso le operatrici del Serd.

“Esiste la possibilità di affido settimanale del metadone, ma la consegna è un atto di fiducia. Si valuta caso per caso e a lui non andava assolutamente dato”, ha sottolineato la dottoressa.

“Il suo percorso prevedeva che assumesse la terapia quotidiana in nostra presenza. C’erano state delle eccezioni, su richiesta del fratello, con cui l’imputato lavorava. Ma in ogni caso le dosi erano state affidate al fratello e non all’imputato”, ha spiegato la dottoressa, chiarendo i motivi del diniego.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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