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Vedremo se ce li daranno tutti i centoventidue miliardi del Pnrr a prestito…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Adesso che fa caldo stiamo sereni qui dove già ai tempi di Gioacchino Belli, il poeta del popolo romano, “tutt’er busilli stava in ner vive a scrocco e ffà orazzione” (oggi chiacchiere). Poi, quando rinfrescherà, vedremo se ce li daranno tutti i centoventidue miliardi del Pnrr a prestito come nel 1831 fece “ar papa er grann’ebbreo Roncilli (Rothschild). Cusì ognuno avrà la sù penzione e nun se sentiranno più strilli”.

Per continuare ad essere la “società signorile di massa” descritta in un libro di questi giorni dal sociologo ed economista Luca Ricolfi. Quasi un contrasto sociale perpetuo all’italiana che coniuga un po’ di elitarietà signorile con l’appiattimento economico e culturale di massa. Roba da armocromatismo. Far convivere cioè le macchie di colore contrastanti dell’accesso di larga parte della popolazione a consumi da benestanti, l’economia che, complici guerra e globalizzazione selvaggia, arranca, il numero dei cittadini che lavorano ampiamente superato da quelli senza lavoro.

Stampa e tv martellano di immagini e numeri da benessere dimostrati dall’esultanza dei ristoratori (gli stessi dei tempi del Covid), da spiagge e alberghi pieni, dalla consuetudine estiva dello sciopero delle ferrovie che fa pagare contratti non rinnovati da anni alla gente comune. Come se tutti potessero disporre di mezzi alternativi alle carrozze ferroviarie.  Armocromatismo, dunque, ma con  elevato grado di daltonismo che impedisce di distinguere bene colori, dimensioni e prospettive.

Ai consumi da benestanti di massa fa riscontro, infatti, un terzo dei giovani fra i 25 e i 30 anni, i Neet, che non lavora e non studia, la corrispondente crisi della scuola e dell’università in tanta parte ormai licealizzata con conseguente perdita di valore dei diplomi nel mercato e la rete internet usata soprattutto anziché per lo studio, per lo svago e l’autopromozione. Più di tre milioni di persone, tanti immigrati ma non solo, costrette in condizioni paraschiavistiche, otto milioni coinvolte nel consumo di droghe per le quali si spende più che per l’istruzione e il gioco d’azzardo che costa più della sanità.

In sostanza, “siamo un paese che non studia, non legge e gioca”, il Bengodi che può permettersi pure di continuare a far offrire beni e servizi premettendo l’interrogativo “lo vuoi con la fattura o no?” ed un sommerso che fa gridare allo scandalo solo quando si tratta i grandi evasori, mentre la piccola evasione, quella di ogni giorno, resta troppo al riparo del pubblico e del privato in una dimensione che sola può spiegare le effettive povertà e ricchezza nazionali oltre i numeri dell’Istat.

Se spendiamo molto più di quanto produciamo sarà il sommerso la chiave per rilevare che più del del 70% dei connazionali vive in casa di proprietà (in Germania e in Svizzera meno del 50%), le macchine in circolazione sono quasi quaranta milioni per sessanta milioni di abitanti e un quarto essi a luglio è in vacanza?

Logico chiedersi, perciò, come si conciliano il benessere di massa, il poco lavoro, la cultura stagnante e comunque poco indirizzata all’occupazione produttiva, l’economia che arranca.

Certo c’è la ricchezza finanziaria accumulata dai padri e dai nonni – ma se figli e nipoti non la rabboccano? – e poi l’indebitamento pubblico, quello che aiutava già ai tempi del Belli, ma “ar zessant’un per cento”. Prima o poi da pagare.

Se può andar bene così, amen e… avanti coi diritti.

Renzo Trappolini

 


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