Viterbo – Andrea Micci da commissario a segretario provinciale della Lega. È il candidato unico al congresso in programma nel pomeriggio. Ma se convergere sul suo nome indica unitarietà dentro il partito, Micci deve subito fare i conti con un’uscita eccellente. Ieri Umberto Fusco ha salutato tutti, rimettendo ogni incarico che ricopriva nel partito che lui stesso ha portato a Viterbo quasi 15 anni fa.
Andrea Micci
Andrea Micci, al congresso provinciale della Lega arriva con un uno in meno. Se n’è andato il senatore Umberto Fusco. Che effetto le fa?
“Con Umberto – dice Andrea Micci – ci siamo sentiti spesso nell’arco di questi mesi in cui ho ricoperto il ruolo di commissario provinciale della Lega, ci siamo confrontati. Sinceramente dispiace che abbia preso questa decisione, anche da un punto di vista personale. Non si giudicano mai le scelte altrui, ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, tuttavia le porte della Lega a Viterbo sono sempre aperte per Umberto Fusco. Resta, ripeto, il dispiacere per la decisione presa”.
Porte aperte nella Lega, ma il partito che partito ritroverebbe?
“A Viterbo siamo ripartiti alla grande. In un anno di commissariamento abbiamo affrontato tre tornate elettorali. Siamo passati dalla bassa percentuale alle elezioni comunali del capoluogo, per poi raddoppiare il consento alle politiche, percentuale ulteriormente migliorata alle regionali. Un crescendo. Un dato elettorale che sui territori si è tradotto in tante nuove persone, in provincia e a Viterbo, insieme a ritorni di chi faceva parte della Lega, ma che per delusione o perché non d’accordo sulla scelta d’entrare nel governo Draghi, hanno preferito andarsene”.
Non hanno capito politicamente un esecutivo con Pd e Lega fianco a fianco. Lei l’ha compreso?
“Farne parte non ci ha premiati, ma è una scelta che oggi va rivendicata. In quel momento è stata una decisione di responsabilità da parte di Matteo Salvini. Un sacrificio in termini elettorali, per non lasciare soli al governo Pd e Movimento 5 stelle, che poi si sono rivelati essere sulla stessa linea. Abbiamo evitato che si prendessero decisioni sulla pelle degli italiani, pagando in termini di consenso, ma oggi con un governo pienamente politico, si comincia a percepire la giustezza di quella scelta”.
Da commissario si appresta a diventare segretario provinciale. Soddisfatto d’essere stato scelto candidato unico?
“Nel periodo di transizione, della gestione commissariale, ho raccolto l’entusiasmo di tanti che si sono avvicinati e preferito non candidarsi, ma proponendo il mio nome in modo unitario, alla segreteria provinciale. Un bel segnale di compattezza in questa fase, segno che abbiamo lavorato bene, insieme al vice Fabio Bartolacci,Carlo Pellegrini, gli amici del direttivo. Voteremo anche il consiglio direttivo e tra i militanti, altro segno d’unità: sono sei i componenti e sono tutti d’accordo sui sei da votare”.
Quanto tempo ci vorrà affinché a Viterbo il centrodestra si ritrovi dopo la sfiducia al sindaco Arena e le elezioni comunali successive in ordine sparso?
“Veniamo da un’esperienza di governo nazionale, che in nove mesi ha fatto tanto e farà tanto altro, poi la recentissima esperienza di governo in regione, che sta andando nella giusta direzione. Il centrodestra è una coalizione capace e forte, ma occorre il rispetto di tutte le forze e questo credo che ormai lo abbiamo compreso tutti. Siamo stati primo partito noi in termini di consenso, ora lo è Fratelli d’Italia, ma siamo tutti importanti, a prescindere dalle percentuali e io ritengo che ci sarà massima collaborazione per ritrovare l’intesa, perché una coalizione c’è già e sono convinto che si possa lavorare per andare uniti ai prossimi impegni elettorali”.
Com’è la fotografia della Lega nella Tuscia?
“Con i congressi si è aperta una stagione nuova. In passato erano frequenti lotte fra gli iscritti. Oggi, da socio sostenitore, sottoscrivendo una tessera da 10 euro, si può fare richiesta di divenire poi socio militante. Ma non è una sola persona che lo decide, c’è un collegio direttivo nella sezione d’appartenenza. Un aspetto democratico importante”.
Giuseppe Ferlicca
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