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Farnese – Cani dell’ex sindaco di Farnese uccisi a bastonate, è finita con una pioggia di assoluzioni e prescrizioni. Solo Antonio Pira, il padre ottantenne, è stato condannato a 2 anni di reclusione con possibilità di ricorrere a misura sostitutiva e 1200 euro di multa per il furto di un carico di trifoglio ai danni di un agricoltore del posto.
Lo scorso 21 giugno era stata chiesta la condanna a tre anni e mezzo dei fratelli Marco e Paolo Pira e del padre Antonio. Ma solo per due furti, di una decina di pecore e per l’appunto di un carico di trifoglio, ai danni di due agricoltori del posto.
Niente per la morte dei due due cani da caccia barbaramente uccisi assieme a diversi animali da cortile di Dario Pomarè, parte civile con l’avvocato Elisabetta Centogambe. Né per il casaletto dell’ex sindaco dato alle fiamme e per la devastazione dell’oliveto. Né per la macchina bruciata. Niente più stalking e altri reati, la maggior parte dei quali estinti per prescrizione.
A distanza di otto anni dai fatti avvenuti nella primavera del 2015 e dall’arresto dei Pira nell’operazione Terra Madre, scattata a fine luglio 2015 con il blitz dei carabinieri nelle campagne dell’Alta Tuscia, al 21 giugno restavano in piedi soltanto due furti, messi a segno ai danni di altrettanti agricoltori di Farnese.
“Gli olivi abbattuti li ho rifatti, i cani uccisi a bastonate li ho persi per sempre”. Era l’udienza del 15 gennaio 2021 quando ha raccontato così, con la voce ancora spezzata dall’orrore, il ritrovamento di due dei suoi tre cani massacrati a bastonate la mattina del 19 febbraio 2015 l’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè.
La notte tra il 20 e il 21 febbraio gli hanno dato fuoco alla macchina sotto casa: “C’era vicino un bombolone, se non se ne fosse accorto un vicino, saremmo esplosi tutti in aria”.
Assolto nel merito da tutte le accuse Paolo Pira. I tre imputati erano difesi dagli avvocati Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

