Viterbo – Una democratura afasica a sfondo messianico, ispirata ai grillini nascenti. Il regime politico a livello comunale instaurato da Chiara Frontini e dal marito Fabio Cavini, che ci dicono abbia, come in passato durante la campagna elettorale, un grande ruolo ispiratore nell’amministrazione, così si può definire. E questa è l’essenza politica del movimento Viterbo 2020 oggi. Cosa molto diversa da qualche anno fa quando era all’opposizione e attrasse anche intelligentissimi esponenti di sinistra. Sempre pronti a fare i portatori d’acqua, avendo poche idee e ben confuse.
Viterbo – Secchioni ribaltati dai cinghiali a via Vicenza – Nel riquadro Chiara Frontini
Da cosa si deduce la definizione? Vediamo qualche fatto veramente incredibile.
Dal fatto che ai consiglieri di maggioranza sia proibito parlare liberamente e vengano politicamente puniti se criticano la giunta. Togliendo deleghe o altro. Dal fatto che gli assessori siano a sovranità operativa e di parola limitata. Dal disprezzo dei corpi intermedi che intralciano chi comanda. In particolare il disprezzo dei media, delle associazioni di rappresentanza sociale, dei partiti. E dal tentativo, non riuscito, di parlare direttamente al popolo. E sì perché, se si sta al governo, il popolo non bada più alle chiacchiere, come quando si è all’opposizione, ma bada ai fatti. Guarda se si governa bene, se si risolvono i problemi. Non bada più alla propaganda. Ed è infastidito dalle chiacchiere da campagna elettorale, se trova immondizia in strada col cinghiale che scorrazza, erbacce alte tre metri anche sotto al letto, fontane decrepite e senza acqua, continui intralci alla circolazione, vie piene di buche, strisce pedonali inesistenti col pericolo di vita per chi attraversa. E hai voglia a dire: il popolo sono io. Come capita a questa amministrazione. Ci spiace, ma non è così. Lo schiacciamento tra capo e sudditi, come qualcuno vorrebbe fossero i cittadini, è tipico degli stati totalitari. Ne segue che chi critica il capo, critica i cittadini, ed è contro la città. Ma a parte le fallacie logiche. Le cose non stanno così. Almeno nelle democrazie occidentali. Diciamo anglosassoni. Nessuno è il popolo. Al massimo ne è una parzialissima, magari significativa, espressione, a tratti.
Tutte caratteristiche quelle appena viste che denotano i regimi totalitari. Il massimo esempio è stata l’Unione Sovietica. Che è durata, non a caso, non poco. Oppure la Cina, che dura ancora, ma ha aspetti più complessi, oggi.
Chiara Frontini e Fabio Cavini festeggiano la vittoria
E, come in tutti i regimi totalitari, c’è anche un aspetto religioso/messianico. Verrebbe da dire millenaristico. Pur realizzando poco o nulla e sbagliando tutto o quasi, si chiede ai cittadini di soffrire e pazientare in nome di un paradiso politico cittadino di là da venire. Una città del sole campanelliana di là da venire. Una utopia che come tutte le utopie in realtà è una distopia. Una cacotopia, come direbbe l’amato John Stuart Mill. Una cacotopia, una distopia che se non fosse locale e temporanea sarebbe preoccupante sul piano dello stato di diritto e delle strutture democratiche e delle buone pratiche democratiche che caratterizzano la nostra nazione.
Ma vediamo pezzo per pezzo la definizione: “Democratura afasica”. Che cosa è una democratura? Il termine appare abbastanza chiaro deriva dalla crasi di “democrazia” e “dittatura”. Ma il senso profondo è dato dal fatto che pur mantenendo formalmente le strutture dello stato di diritto e democratico, si svuotano dall’interno. Come un uovo svuotato, attraverso un foro nascosto, del suo tuorlo e albume. Svuotato della sua sostanza, insomma.
Uno svuotamento delle pratiche che rimangono, ma non hanno più efficacia. Il regime frontincaviniano sta facendo proprio questo. Il consiglio comunale, per fare il primo esempio, non è stato abolito, ma i consiglieri di maggioranza sono stati resi afasici, silenti e proni al volere della sindaca. Non parlano né in consiglio né con la città. Venendo meno al loro ruolo da un lato di controllo della giunta e dall’altro di filtro per le istanze dei cittadini. Di rappresentanza dei cittadini.
Certo il regime frontincaviniano ha pure la fortuna di avere di fronte delle opposizioni scadenti. Tolte due o tre eccezioni, i consiglieri di minoranza sono incapaci di organizzare un’opposizione degna di questo nome. E dire che le falle della giunta, che fa un errore dietro l’altro, darebbero spazio a un vero e proprio governo ombra.
Viterbo – Teatro dell’Unione – Chiara Frontini detta anche Santa Subito
Quanto accaduto al consiglio è accaduto anche alla giunta. Gli assessori passano da una umiliazione all’altra. C’è chi non comprende la situazione, chi fa finta di non vedere, chi guarda da un’altra parte, ma c’è pure qualcuno che percepisce la cosa. E certamente non è felice d’esser usato come uno zerbino.
Due situazioni da ricordare, tra le tante. A inizio consiliatura gli assessori non potevano rilasciare interviste dirette, faccia a faccia per capirci. Molti cittadini non conoscono probabilmente questo vulnus al ruolo di assessore. Per fare una intervista si dovevano inviare domande scritte e si ricevevano risposte scritte. Probabilmente vagliate da chi di dovere. Ma un’intervista politica fatta così, ingessata, è tutto meno che un’intervista. È una pseudo intervista. È una nota di regime. Una democratura, appunto dicevamo. Abbiamo preferito smettere con questa pantomima offensiva per gli assessori e non fare finte interviste. Poi qualcuno a pezzi e bocconi ha iniziato pure a dare qualche risposta, quando per sbaglio risponde al telefono. In alcuni casi correttamente, in altri, è il caso di Silvio Franco, dicendo spropositi uno dietro l’altro. Un assessore di così basso livello politico/amministrativo non s’era mai visto a palazzo dei Priori. Come dire che non basta insegnare qualcosa all’università per essere un buon amministratore. Anzi.
Altro fatto veramente da realtà distopica. A un anno dall’inizio all’ascesa al potere per via elettorale, Frontini invece di fare una conferenza stampa, ha deciso di fare uno spettacolino al teatro Unione. Con tanto di bambini cantanti… Alla retorica provinciale non c’è mai un limite. Ma è la sostanza di quell’evento a lasciarci stupiti. Un evento paradigmatico del modo di procedere del regime fronticaviniano. Non siamo maestri di semiotica pragmatica, ma, insomma, basta un po’ di buon senso per capire. L’evento ha visto una sola persona parlare, una sola persona recitare sul palco, una sola persona decantare le magnifiche sorti e progressive della città: Chiara Frontini.
Umiliati gli assessori chiamati solo ad applaudire il leader assoluto, indiscutibile e infallibile. Umiliati i cittadini senza diritto di parola. Disprezzati i media chiamati a riportare il verbo del leader sovietico di turno. Una cosa inimmaginabile in democrazia. Normale nelle democrature.
Eppure nella giunta qualche assessore di peso c’è. Poteva magari illustrare cosa sta facendo. Invece no, solo propaganda in stile frontincaviniano puro. Come nella campagna elettorale durata anni e anni. Ma se si vincono le elezioni bisogna avere chiaro che bisogna governare, far fatti. Non basta comandare. E non sempre chi fa campagne elettorali buone, è capace di buon governo. Il caso Frontini è l’ennesima prova. In un anno molti i danni fatti ai cittadini. Chi ha qualche dimestichezza con le democrazie, dovrebbe anche avere chiaro che nelle democrazie occidentali chi governa, raramente ha il consenso elettorale della maggioranza dei cittadini. Si governa con la maggioranza di una minoranza della popolazione, spesso. Tutto regolare e legittimo, ma tutti i vincitori di elezioni si danno da fare, con tanto di dichiarazioni, per recuperare il consenso di chi non li ha votati. No, il regime frotincaviniano prevede che chi vince le elezioni comanda e non si preoccupa di governare o del consenso della maggioranza dei cittadini. Il crollo, solo iniziale, di gradimento dell’8,4% ne è la prova. E i risultati si vedono: un flop dietro l’altro. Una via crucis per i cittadini. Fatto grave.
Per vedere come funziona una democrazia vera basta ascoltare i discorsi di investitura dei presidenti americani, che ovviamente iniziano dicendo che saranno i presidenti di tutti i cittadini e soprattutto di chi non li ha votati.
Agli assessori non possiamo non ricordare che il loro ruolo istituzionale non è quello di meri esecutori taciturni, senza nessuna dialettica con la città. Come dire: un po’ di dignità politica e intellettuale. Per avere il coraggio almeno di guardarsi allo specchio la sera.
Ai consiglieri non possiamo non chiarire che devono recuperare il loro ruolo, la dignità del loro ruolo politico. Anche perché non è la sindaca che controlla i consiglieri, come sembra accadere ora, ma i consiglieri che debbono controllare l’operato della giunta. La sindaca non può mandare a casa un consigliere, mentre i consiglieri possono mandare a casa la sindaca e l’amministrazione. Dei consiglieri totalmente subalterni alla sindaca offendono il proprio ruolo, ma soprattutto fanno un danno all’istituzione consiglio comunale, alla giunta e alla città. Alla stessa sindaca, in realtà.
Quanti errori potevano essere evitati se i consiglieri di maggioranza avessero svolto il loro ruolo. Avessero potuto parlare liberamente. Qualcuno che sa che a primavera cresce l’erba ci sarà pure stato. Un uomo o una donna sola al comando è un fatto deleterio per la città e perfino per chi governa. Lo sapeva bene De Gasperi, scusate se citiamo un gigante, che non volle mai neppure un solo partito al comando. Figurarsi un uomo solo. E stiamo parlando di uno dei pochi statisti che ha avuto questa nazione.
Quindi abbiamo spiegato perché si tratta di una democratura afasica.
Ma c’è di più. C’è un aspetto messianico/religioso, da setta millenaristica. Senza che ci sia stato un concilio Vaticano II. Si predica e non si parla, si prospettano paradisi in terra, si scomunica chiunque osi criticare. Basti vedere cosa è accaduto al povero Ugo Poggi. Ma la caratteristica vera delle ideologie religiose, diciamo hegeliane in struttura, è quella di non poter mai sbagliare. E questo è il caso del regime frontincaviniano. Ogni giorno i cittadini sperimentano sulla propria pelle i danni fatti dall’amministrazione, ma l’amministrazione spiega che non c’è nessun errore e che presto saremo nel regno dei santi. Con strade lisce come biliardi, fiori profumatissimi di rose nelle aiuole, fontane che buttano vino. Ma intanto non buttano neppure acqua sporca.
Per raggiungere il regno dei santi però bisogna soffrire un po’. E più si soffre e meglio è. Perché la terra promessa sarà ancora più bella e perfetta se sopportiamo, se ci autofagelliamo, se sopportiamo il cilicio di una città invivibile e senza manutenzione quotidiana.
E dire che in un anno molte cose si potevano fare, ma in realtà questa amministrazione, al di là della propaganda, non è riuscita neppure nella ordinaria amministrazione: erbacce, immondizia, cinghiali, sicurezza, fontane… Come dire: mai successo prima. La peggiore amministrazione mai vista. Altro che i miracoli promessi.
Ma vediamo quali sono stati i flop di Chiara Frontini e c. in appena un anno. Solo per non dimenticare. Andiamo solo per grandi linee, tralasciamo le quisquiglie. D’altra parte è tempo di bilanci. La sindaca ha fatto il suo: tutto meraviglioso, e, se qualcosina non va, colpa del grande impegno messo per il Pnrr. Ovviamente anche questa cosa non sta in piedi: non è che se gli uffici preposti si occupano dei progetti del Pnrr, le aziende incaricate, o chi per loro, non tagliano l’erba. Non ci azzecca proprio nulla. Ancora solo propaganda, in attesa di amministrare, non appena avranno tempo.
Ecco i flop targati Frontini:
– Trasporto della macchina di Santa Rosa con le strade vuote con tanto di reprimenda pubblica del capofacchino Sandro Rossi
– Cancellazione di Viterbo in Fiore, non si poteva fare secondo l’assessore Silvio Franco. La città ha poi deciso di farla e l’ha fatta
– Primavera all’insegna delle erbe infestanti, con altezze mai raggiunte prima e tagli dell’erba insensati e fuori tempo massimo
– Lavori a piazza del comune in piena stagione turistica
– Ruota panoramica a pratogiardino Lucio Battisti sulla quale non è andato nessuno o quasi
– Cinghiali scorrazzanti, nessun provvedimento serio
– Strade piene di buche, pari pari a quanto ereditato
– Fontane senz’acqua, pari pari a quanto ereditato
– La mostra di Michelangelo e quella di Maria Prymachenko e di Bonaria Manca, volute dal genio Vittorio Sgarbi, con tanta spesa e quattro gatti come visitatori e turisti attratti. Per Michelangelo spesi 184 mila euro per 4 mila visitatori, metà dei quali viterbesi e scolaresche. Un flop gigantesco e costoso per i cittadini.
– Parchi cittadini e pratogiardino Lucio Battisti abbandonati e pericolosi
– Strisce pedonali inesistenti e invisibili
– Piazza della Rocca nel più desolante abbandono con tanto di bagno trasformato in dormitorio
– La città sempre più insicura e pericolosa, grazie a una microcriminalità crescente
Non sono tutti i flop di Frontini, sono troppi e non vogliamo annoiare. A capodanno ne faremo l’elenco completo.
Poi non mancano le cose più leggere, ma veramente indimenticabili: la sindaca con un vestitino rosa al funerale di Berlusconi, quando si dice bon ton, e il prestigioso assessore alla Bellezza e alle Sconcezze Vittorio Sgarbi che al Maxxi si è dedicato al suo repertorio preferito con tanto di insulti alle donne. Certo la città ne ha guadagnato in immagine. Almeno questa volta abbiamo fatto ridere mezza Italia. Evviva la sindaca, Chiara Frontini, santa subito grida il popolo.
Milano – Chiara Frontini al funerale di Silvio Berlusconi
E dire che in un anno qualcosina si poteva fare. Qualche problemino si poteva risolvere. Ma Chiara Frontini niente, meglio fare foto sorridenti, tagliare nastri e consegnare attestati… e lavorare assiduamente a quel paradiso futuro e immaginario che si chiama Pnrr. E vedremo come sarà fatto questo benedetto paradiso frontincaviniano, se non saremo periti di patimenti prima.
Una cosa l’amministrazione Frontini l’ha fatta rapidamente: ha aumentato gli stipendi di assessori e sindaca, senza dubbi e tentennamenti. Cosa più che giusta, ma allora è obbligatorio governare, magari bene, e non si può solo comandare e pure male.
Carlo Galeotti



