Viterbo – “Preferiamo immaginarla libera per sempre che rinchiusa in un box di un canile”, dicono gli animalisti della femmina Rajia, morta a causa di un drammatico incidente avvenuto durante il sequestro al parco dell’Amiata.
E’ ancora l’operazione Cappuccetto Rosso. Esclusi dalla costituzione di parte civile, gli animalisti dell’associazione “Salviamo gli orsi della luna” si rivolgono a Tusciaweb per fare il punto sulla travagliata vicenda del sequestro, presso un allevamento di lupi cecoslovacchi della Tuscia, il 15 aprile 2021, da parte dei carabinieri del Cites, di 23 esemplari di lupi e di cani lupo cecoslovacchi, 12 dei quali furono trasferiti sull’Amiata, 9 cuccioli e 3 femmine.
A processo per avere secondo l’accusa fatto incrociare cani con lupi selvatici il titolare, il 41enne Armando Tiberi, cui in primavera, dopo due anni, sono stati affidati in custodia i 9 esemplari sopravvissuti al sequestro.
Tra i morti due cuccioli e una femmina di nome Rajia. Per gli animalisti “un magnifico esemplare di lupo, percentuale del 98% attestato dalle analisi”, secondo il consulente del pm. “È morta per un malaugurato incidente – ammettono – è rimasta impigliata nella rete del recinto in adiacenza al gruppo dell’altra femmina, è stata aggredita violentemente ad una zampa. Il trasporto in clinica, l’amputazione dell’ arto ferito purtroppo non le hanno salvato la vita”.
“Raja, la presunta fattrice, aveva soltanto quattro mesi e mezzo, nemmeno cinque, quando mi è stata portata via, L’avevo regolarmente acquistata dal coimputato italiano”, secondo Tiberi.
Secondo la genetista della difesa, Lisa Fiore, sentita in aula all’udienza del 7 luglio: “Gli animali sono stati sequestrati solo in base alla morfologia non su basi scientifiche”. “Accuse infondate” secondo l’imputato. “Sono due anni e mezzo che piango per i miei cani”, ha detto Tiberi, mostrando le foto della “detenzione” e i video del ritorno a casa degli animali.
E’ accusato di detenzione illegale di esemplari di specie selvatica protetta e in condizioni incompatibili con la loro natura.
Gli animalisti: “Sconcertante affidamento cani all’imputato”
“Con una sconcertante ordinanza del giudice – dice Carmen Aiello, responsabile relazioni esterne dell’associazione “Salviamo gli orsi della luna”- il 19 aprile 2023 è stato disposto e quindi eseguito il trasferimento dei 9 esemplari sotto sequestro alla struttura nella disponibilità dell’imputato, a Orvieto, nonostante questa sia sprovvista delle necessarie autorizzazioni per la detenzione di animali selvatici e potenzialmente pericolosi, in palese contrasto con la normativa vigente in materia che ne impone la custodia esclusivamente in strutture inserite in uno apposito elenco indicato nel lgs.5 agosto 2022 n. 135″ .
“La custodia nei box – secondo gli animalisti di “Salviamo gli orsi della luna” – non tiene conto delle più basilari necessità etologiche di specie. Le aree di sgambamento, dove la convivenza di cani lupo cecoslovacco e lupi è inevitabile, rappresentano un grave pericolo per nuove ibridazioni. Tanto più che l’imputato stesso in passato ha pubblicizzato la vendita di ‘cuccioli di European Wolfdog ad alto contenuto di lupo’ e la nascita del ‘..primo vero progetto si selezione dell’ European Wolfdog in Italia…con soggetti ad alto contenuto di sangue di lupo che può arrivare ad una percentuale dell’ 80-90% …’”.
Armando Tiberi con uno dei cani cecoslovacchi tornati all’allevamento
“Altissima percentuale di Dna di lupo”
“Gli esemplari sono stati sequestrati in base alla perizia di un biologo forense in concerto con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), le cui analisi, condotte a seguito dei prelievi biologici effettuati sugli animali, hanno confermato come gli esemplari sequestrati, per la altissima percentuale di Dna di lupo riscontrata, devono essere considerati lupi a tutti gli effetti”.
“Secondo gli atti del processo – prosegue Carmen Aiello – l’esemplare femminile Olika è stato rinvenuto con tre cuccioli al chiuso, nel seminterrato dell’edificio.La femmina Famelika era al piano superiore, in una stanza assieme a 6 cuccioli di circa 30 giorni. Degli esemplari detenuti nei box all’esterno, uno presentava una evidente frattura metacarpale non curata, due individui erano detenuti in un box singolo di dimensioni inadeguate”.
“Dopo il sequestro e il trasferimento al Parco Monte Amiata – secondo l’associazione “Salviamo gli orsi della luna” – hanno vissuto insieme con i propri cuccioli componendo due branchi perfettamente socializzati, in un angolo di bosco recintato, nel rispetto delle loro natura”.
Carabinieri – Operazione Cappuccetto Rosso
Morti e feriti al parco: “Rajia non è scomparsa nel nulla”
“Dei 12 esemplari sequestrati – spiega Aiello – due cuccioli di pochi giorni sono morti subito dopo il trasferimento da Viterbo, dalla autopsia si evince che la morte è avvenuta per una infezione di origine virale; il terzo animale, Rajia, magnifico esemplare di lupo – percentuale del 98% attestato dalle analisi – è morta per un malaugurato incidente: rimasta impigliata nella rete del recinto in adiacenza al gruppo dell’ altra femmina, è stata aggredita violentemente ad una zampa. Il trasporto in clinica, l’amputazione dell’ arto ferito purtroppo non le hanno salvato la vita”.
“Rajia – ci tiene a dire Carmen Aiello – non è scomparsa nel nulla, ha trascorso l’ ultimo anno della sua vita in 10 ettari di bosco, in piena armonia con la sua natura di lupo; negli ultimi mesi le faceva compagnia Lupo Lucio, un animale mite che Rajia dominava con gentilezza. Preferiamo immaginarla libera per sempre che rinchiusa in un box di un canile; aveva già abbastanza sofferto nel travagliato, illegale trasferimento verso Italia”.
“Olika e Famelika hanno vissuto in recinti di adattamento per qualche mese, in considerazione soprattutto della tutela dei piccoli. Da più di un anno e mezzo vivevano in ampi recinti, nel verde del bosco. Alcuni ‘scontri’ tra i due branchi – soprattutto nel periodo in cui le femmine sono andate in calore – hanno lasciato qualche segno che si aggiunge comunque a quelli preesistenti il sequestro”, secondo l’associazione animalista.
Silvana Cortignani
Fotogallery: Cani da lupo cecoslovacchi – Il rientro nell’allevamento
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

