- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Marito in carcere per maltrattamenti, la moglie supplica di farlo tornare a casa: “Da sola con nostro figlio non ce la faccio”

Condividi la notizia:


Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Marito in carcere da giugno per avere violato il divieto di avvicinamento disposto lo scorso mese di dicembre.

A fine maggio sarebbe andato al lago di Vico con la moglie e il figlio per festeggiare un compleanno.

La moglie – sentita mercoledì in tribunale come parte offesa alla prima udienza del processo in cui è imputato di maltrattamenti – ha implorato il giudice di farlo tornare a casa: “Io da sola con nostro figlio diciannovenne, autistico grave e non vedente, non ce la faccio più”.

Sarebbe stata lei, più volte, a supplicare il marito di violare il divieto per andare ad aiutarla.

In aula il dramma di una donna originaria dell’est europeo che si è detta devastata da una situazione familiare difficilissima da gestire. “Siamo soli, in Italia non abbiamo nessuno. Io non posso lavorare perché devo prestare assistenza a mio figlio 24 ore su 24, mentre mio marito fa il muratore, tenendosi pochi soldi per sé e dando a me tutto il resto per la gestione della casa”, ha spiegato.

“È un bravissimo uomo, solo che quando beve diventa irascibile e scatta, l’anno scorso una volta mi ha dato un calcio sul fianco e fatto cadere mentre ero a tavola”, ha ammesso, aggiungendo che lei ci avrebbe messo del suo “lo sgridavo perché volevo che stesse di più con nostro figlio disabile”. 

Una volta, lo scorso autunno sarebbe anche finita al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove è stata medicata con una prognosi di tre giorni a causa delle percosse subite.

Per il marito l’aggravamento sarebbe scattato in seguito a una grigliata con la moglie e il figlio al lago di Vico per un compleanno. “Al ritorno – ha detto la donna – volevo che rimanesse un po’ a casa con noi, per cui l’ho minacciato, come altre volte, che se non fosse rimasto avrei chiamato i carabinieri e lo avrei fatto arrestare. Non so perché l’ho fatto, mi sentivo sotto pressione, ero arrabbiata, nervosa, dispiaciuta, disperata. Ho chiesto aiuto al servizio psichiatrico, perché non ce la faccio più”.

Il difensore Andrea Fabbio, facendosi tramite delle istanze della parte offesa, ha chiesto la revoca della misura di custodia cautelare, sottolineando la necessità che l’imputato possa farsi parte attiva nella gestione del figlio, essendo la moglie bisognosa non solo del supporto psicologico ma anche materiale del marito, per adempiere tutte le commissioni ordinarie e straordinarie relative al ragazzo.

Il giudice Alessandra Aiello, dopo essersi fatta spiegare dalla stessa madre le difficoltà per cui sarebbe necessaria la presenza del padre, ha accolto parzialmente la richiesta, revocando la custodia cautelare ma ripristinando il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna, invitando il legale a chiedere di volta in volta le autorizzazioni perché l’uomo possa provvedere alle necessità del figlio. 

Il processo riprenderà a marzo dell’anno prossimo.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: