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“Mi ha spaccato la faccia con una bottigliata per avere difeso la donna che stava aggredendo”

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Viterbo - Polizia

Viterbo – Polizia


Viterbo – Accusato di avere spaccato una bottiglia in faccia a un 34enne d’origine marocchina, è comparso ieri davanti al giudice Alessandra Inghilleri per rispondere di lesioni aggravate dall’uso di un’arma impropria.

I fatti risalgono alla notte tra il 4 r il 5 ottobre 2018 quando, attorno a mezzanotte, davanti alla yogurteria di piazza della Rocca, a Viterbo, la parte offesa si è accasciata a terra, davanti agli occhi del gestore del locale che si accingeva a ad abbassare la serranda.

La vittima, che non si è costituita parte civile al processo, è stata medicata al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, riportando una prognosi di 30 giorni. Movente della violenta aggressione, sfociata in un lago di sangue, sarebbe stata la volontà. da parte del 34enne, di difendere la donna che si trovava in compagnia dell’imputato, anche lui nordafricano, come ha confermato lui stesso al giudice.

“Stava alzando le mani su di lei. Non si fa così con una donna”, ha detto il 34enne in aula, spiegando che si erano conosciuti nel 2018 in un centro di accoglienza dove lui faceva l’aiuto mediatore culturale. “Adesso mi sono trasferito a Rimini dove faccio il cameriere, ho dimenticato, ho la mia vita e sto bene”, ha aggiunto, accettando di rimettere a distanza di quasi cinque anni la querela, anche se sull’imputato penede sempre l’aggravante dell’utilizzo della bottiglia come arma.

“Ho sentito il rumore di vetri infranti e girandomi ho visto i cocci per terra e la persona offesa col volto coperto di sangue che sgorgava a fiotti da una ferita sopra il sopracciglio dell’occhio sinistro, mentre due giovani, un ragazzo e una ragazza, scappavano, per cui ho chiamato la polizia”, ha detto il commerciante, unico testimone della violenta aggressione.

Portato nell’immediatezza a Belcolle in ambulanza dal 118, visto che perdeva molto sangue, verso le due di notte se ne sarebbe venuto via per sua scelta, tornando la mattina successiva, verso le 13,30, a farsi mettere i punti di sutura.”Ero agitato, spaventato, sentivo il sangue che mi scorreva sul viso e non vedevo più da un occhio”, si è giustificato, spiegando il nervosismo del momento, appesantita dall’alcol ingerito quella sera.

Il difensore Remigio Sicilia ha messo in dubbio il movente, riguardo al quale ci sarebbero delle contraddizioni tra quanto dichiarato dalla vittima in ospedale e quanto scritto nella denuncia querela. “La parte offesa ha detto anche di averlo ripreso perché si era fatto arrestare per droga, invitandolo a tornare sulla retta via. Qual è la verità?”, ha sottolineato il legale. 

Il 34enne, inoltre, ha ammesso di avere bevuto tre birre quella sera, mentre il testimone non avrebbe effettivamente visto la bottiglia di birra nelle mani del presunto aggressore. Anche se appare improbabile che il 34enne possa essersela spaccata in faccia da solo, dato che non ci sono dubbi sulla presenza di vetri a terra e sangue che sgorgava a fiotti dalla ferita. Fatto sta che, come confermato dal teste e da uno dei poliziotti intervenuti, si sarebbe scagliato contro il gestore della yogurteria, davanti agli agenti, accusandolo di averlo spintonato.

Il processo riprenderà a ottobre.

Silvana Cortignani


 – Gli spacca la faccia con una bottiglia mentre tenta di difendere una donna


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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